Per la Corte dei conti la vera emergenza sono le opere infinite

RomaL’ospedale di Gerace, il reparto di radioterapia di Sora, il palazzetto dello sport di Piancavallo e la stazione ferroviaria di Matera. Cosa hanno in comune questi luoghi (anche se sarebbe meglio chiamarli «non-luoghi»)? Fanno parte delle opere pubbliche incompiute denunciate ieri dal procuratore generale della Corte dei Conti, Mario Ristuccia, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario.
Il caso più eclatante è quello del nosocomio calabrese, iniziato nella seconda metà degli anni ’70 e destinato a un polo geriatrico. Nove miliardi e mezzo di vecchie lire buttati nel nulla per una struttura fatiscente e un danno erariale contestato di oltre 6,5 milioni di euro. Ad altri 600mila euro ammonta invece il danno prodotto all’erario dalla mancata utilizzazione del Palasport di Ricadi, in provincia di Vibo.
Ma nell’elenco della Corte dei Conti ci sono altri esempi-shock come il reparto di radioterapia dell’ospedale di Sora, chiuso pochi giorni dopo essere stato inaugurato. E che dire del Palazzetto dello sport di Piancavallo in Friuli, fiore all’occhiello delle Universiadi 2003 e poi inutilizzato? I magistrati contabili hanno inoltre segnalato «il precoce deperimento di opere pubbliche collaudate e mai utilizzate, in particolare: impianti sportivi e stazione ferroviaria a Matera». Nota a margine: nella città dei Sassi c’è la stazione ma non arrivano i treni.
Secondo Ristuccia, «le cause di questo fenomeno - che determina un ingente spreco di risorse pubbliche - sono la carenza di programmazione, l’eccessiva frammentazione dei centri decisionali e la complessità delle procedure di progettazione». Se il problema del cittadino è quello di essere circondato da cattedrali nel deserto pagate di tasca propria, quello dei magistrati contabili è un altro: capire di chi sia la colpa dello spreco. E non è facile vista «l’oggettiva difficoltà nell’accertamento delle responsabilità, ascrivibili a vari livelli decisionali coinvolti nelle varie fasi».
Ma questa è solo una delle tante facce dell’Italia vista dalla Corte dei Conti, un Paese dove «la corruzione è diventato un fenomeno di costume». Il presidente Tullio Lazzaro non si è prestato alle strumentalizzazioni politiche dell’inchiesta sul G8 della Maddalena, ma ha censito l’escalation di corruzione e concussione nel settore pubblico.
«Il ministero dell’Interno, i comandi generali dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza nel solo periodo gennaio-novembre 2009 hanno denunciato rispettivamente 221 reati di corruzione contro la pubblica amministrazione, 219 reati di concussione e 1.714 reati di abuso d’ufficio», ha detto Ristuccia ricordando che dai dati forniti dalle Fiamme gialle «emerge un aumento delle denunce per fatti di corruzione e concussione accertati nel 2009, rispettivamente +229% e +153% rispetto al 2008».
Sarebbe semplicistico, dunque, etichettare politicamente un vizio tutto italiano che macchia l’onore di destra e sinistra. Per i danni erariali provocati la Corte nel 2009 ha emesso 92 citazioni delle quali - a conferma che non ci sono migliori e peggiori da nessuna parte - 21 nella «rossa» Toscana, 18 in Lombardia, 11 in Puglia e 10 in Sicilia. Su 46 sentenze per danno erariale derivante da attività contrattuale (appalti irregolari e tangenti) 29 sono sfociate in condanne per complessivi 14,8 milioni di euro.
Per Lazzaro, comunque, è il potere legislativo a doversi assumere l’onere di emanare provvedimenti che vadano in direzione di una maggiore trasparenza. Il potere giudiziario non può e non deve svolgere alcuna funzione di supplenza. «Azioni di pubblici ministeri presso la Corte poste in essere con esorbitanza, oggettiva, dal perimetro disegnato dalla legge potrebbero ingenerare in amministratori e funzionari timori ingiustificati di subire condanne».
Sullo sfondo, ovviamente, resta la figura del sottosegretario Bertolaso, da giorni sulla graticola. Lazzaro nel merito non ha dubbi e rivolge un invito al governo. «La mia idea è che ci dovrebbe essere un controllo reale sulle ordinanze della Protezione civile», ha spiegato. Il monitoraggio, ha aggiunto, «metterebbe al riparo la Presidenza del Consiglio da notizie non benevole e tendenziose perché dove non c’è controllo si può dire di tutto».