La corte di Soria ora si vendica:"Si credeva il padrone assoluto"

L'inchiesta sul premio. I collaboratori intercettati parlano di vessazioni. E lo inchiodano. Intanto la Guardia di finanza dà la caccia al tesoro del Grinzane

Torino Sono state le intercettazioni telefoniche, a suo tempo, a tradire Giuliano Soria e sono di nuovo le intercettazioni oggi a dare ulteriore impulso all’inchiesta che vede il patron del Grinzane Cavour accusato, tra l’altro, di abusi sessuali, maltrattamenti e malversazione. Dalle telefonate sbobinate fino a questo momento dagli investigatori emerge chiaramente che Soria non era certo persona stimata e ben voluta dai suoi collaboratori.
A offrire questo spaccato sono i colloqui telefonici che la sua colf, Enza, ha avuto prima con lui e poi con un’amica. Uno tra i più interessanti risale al 18 febbraio quando lo scandalo sui fondi neri del Premio è già di dominio pubblico. La colf sta per essere sentita in Procura e preoccupata chiama Soria: «Sa, sono un po’ agitata, che cosa mi chiederanno?». «Stia serena - le risponde il patron - se lei si agita è anche peggio». «Mi chiederanno dei lavori», insiste la donna. «Lei dica che i muratori salivano al terzo piano solo per prendere il caffè», si premura di suggerirle il professore. La telefonata è una delle prove per gli investigatori che Soria stesse cercando di depistarli, di inquinare l’indagine, così hanno deciso di far scattare le manette. Ma quel 18 febbraio succede. Poco dopo aver parlato con il professore, la colf si sfoga con un’amica. A questo punto la donna non è più preoccupata, appare piuttosto piena di rancore. All’amica dice: «Con il personale è sempre stato verbalmente scorretto, si è rovinato con la sua bocca». E poi chiosa: «Trattava le persone come puttane». Basti pensare a quello che Soria diceva di Nitish, il maggiordomo che adesso lo accusa di abusi sessuali e maltrattamenti. «Quando gli dava dello sporco negro - continua Enza nella sua telefonata all’amica - anche lui rideva. Ridevano tutti». Ma a quanto pare Nitish non era l’unica vittima dei volgari sfoghi di Soria.
Sono pochi i collaboratori pronti a difendere il patron del Premio. I loro interrogatori potrebbero trasformarsi in pericolosi atti di accusa. Chi ha lavorato alle dipendenze di Soria, non solo in casa, ma anche dentro l’associazione, lo descrive come un uomo che non usava certo toni gentili e parole di miele. I racconti parlano di mobbing, vessazioni, di gente sfruttata e mal pagata. Il caso ormai è scoppiato e la procura sta verificando nuove accuse di maltrattamenti verso i collaboratori. Alcuni hanno già riferito che Soria parlava di sé come «il padrone assoluto», re di quella «monarchia» che era il Grinzane.
Per quanto riguarda, invece, il filone d’indagine sulla malversazione gli investigatori stanno studiando le migliaia di carte e le memorie dei pc che sono stati sequestrati negli uffici della Regione Piemonte, ente dove lavora Angelo Soria, fratello di Giuliano: al vaglio ci sono tutte le delibere firmate da lui. Non solo. I finanzieri stanno dando la caccia al cosiddetto tesoro del Premio, soldi che il professore avrebbe sottratto alle casse dell’associazione e versato su conti all’estero a lui intestati. Domani si terrà l’interrogatorio di garanzia. L’avvocato Roberto Piacentino, ieri, ha avuto un lungo colloquio in carcere con Soria in vista dell’appuntamento. «Il mio cliente è molto preoccupato non solo per sé, ma anche per il Premio al quale ha dedicato praticamente tutta la sua vita - spiega il legale -. Affronteremo tutte le argomentazioni».