La Corte suprema: Pakistan alle urne

da Islamabad

Con una decisione inattesa, la Corte suprema ha acuito ieri la tensione e l’incertezza politica del Pakistan, dando luce verde a elezioni indirette che oggi confermeranno Pervez Musharraf alla presidenza, ma lasceranno in sospeso il risultato rinviando il giudizio sulla legittimità della candidatura del generale. La Corte, che avrebbe dovuto deliberare su petizioni di illegittimità presentate dall’opposizione, si riunirà dal 17 ottobre. Fino a quando l’esame non sarà concluso - forse un giorno o forse settimane - Musharraf sarà un «presidente dimezzato», situazione che lo indebolisce malgrado il successo di un accordo di spartizione del potere con l’ex primo ministro Benazir Bhutto.
Il patto di «riconciliazione nazionale» è stato firmato ieri da Musharraf e, con un’amnistia sui reati di corruzione che hanno costretto la Bhutto a un esilio volontario per otto anni, permette alla ex premier di rientrare in patria senza problemi con la giustizia. La Bhutto ha già fissato il suo arrivo a Karachi per il 18 ottobre, per guidare il suo Partito popolare pachistano (Ppp) alle elezioni generali previste per gennaio ed eventualmente divenire primo ministro per la terza volta.
Musharraf, che sta attraversando la peggiore crisi dalla presa di potere con un colpo di Stato incruento otto anni fa, ha dichiarato in diverse interviste che accetterà qualsiasi decisione della Corte suprema. Il presidente, contestato dall’opposizione per essersi candidato mentre è ancora comandante delle forze armate - situazione incompatibile con la Costituzione - ha promesso che smetterà la divisa dopo la sua elezione e che giurerà come civile dopo il 15 novembre, quando scadrà il suo mandato.