La Corte Ue promuove l’italiano come lingua «ufficiale»

L’italiano vince a Bruxelles. Pubblicare bandi di concorso europei solo nelle tre lingue di lavoro, inglese, francese e tedesco, rappresenta una discriminazione tra i cittadini, contraria ai principi dell’Unione. È la sentenza pronunciata ieri dalla Corte di giustizia del Lussemburgo che ha così accolto un ricorso dell’Italia contro una decisione, presa nel novembre del 2004 dalla Commissione Ue, di pubblicare i bandi per posti di inquadramento superiori soltanto in tedesco, francese e inglese, fino al 1° gennaio 2007.
La Corte ha anche annullato il bando per un posto di Direttore generale dell’Olaf, l’Ufficio europeo antifrode, che era stato pubblicato nella Gazzetta ufficiale il 9 febbraio 2005 nelle tre lingue, e non in italiano. L’Italia, col sostegno di Spagna e Lettonia, aveva presentato ricorso per fare valere i principi sulla cittadinanza europea e sul divieto di discriminazione in ragione della nazionalità e del rispetto delle diversità linguistiche. E la sentenza dei giudici del Tribunale, articolata in 155 punti, ha accolto in pieno le ragioni italiane.
Molto soddisfatto il ministro degli Esteri Frattini, secondo cui la sentenza «rappresenta un’importante affermazione della linea portata avanti dal governo in difesa della lingua italiana presso tutte le istanze dell’Unione europea». Per Andrea Ronchi, ministro delle Politiche europee, è stato «un giorno importante per la difesa della dignità della lingua italiana in Europa». È stata vinta una battaglia però, non tutta la guerra. Ronchi ricorda altri aspetti di una «condotta penalizzante» di Bruxelles verso l’italiano, come «la pubblicazione dei bandi o dei brevetti europei e il taglio dei traduttori in italiano». E ricorda il «caso eclatante avvenuto lo scorso anno con il sito dedicato al cinquantesimo anniversario del Trattato di Roma inizialmente presentato con l’esclusione dell’italiano, cioè della lingua del Paese dove quel Trattato era stato firmato». A questo si aggiunge il taglio delle sezioni italiane della scuola europea.