Cortei È giro di vite, solo sei piazze per i sit-in

Stop al corteo selvaggio per le vie della Capitale. È la prefettura, d’accordo con le associazioni sindacali e le forze politiche, a dettare le regole per conciliare il diritto a manifestare con quello dei romani a vivere la città, spesso congestionata proprio a causa di manifestazioni e sit-in. Proprio giovedì i medici avevano lanciato l’allarme: «I cortei - aveva spiegato Mario Falconi, presidente dell’ordine dei medici di Roma e provincia - rallentano drammaticamente i tempi dell’assistenza. E i maggiori problemi sono per i molti anziani che abitano al centro e nelle zone circostanti».
Saranno sei le piazze della capitale dove si potranno svolgere sit-in. Martedì ci sarà la firma del protocollo, un documento che, a meno di modifiche dell’ultim’ora, prevede sei piazze per le manifestazioni stanziali e tre percorsi preferenziali per i cortei. Piazza Bocca della Verità, piazzetta San Marco, piazza Santi Apostoli, piazza Barberini, Circo Massimo e piazza Farnese. Sono queste le sei piazze nelle quali potranno svolgersi manifestazioni statiche senza formazione di cortei che invece potranno svilupparsi seguendo alcune direttrici: piazza della Repubblica o da piazzale dei Partigiani fino a piazza di Porta San Giovanni; piazza della Bocca della Verità fino a piazza Navona o via di San Gregorio e da piazzale dei Partigiani fino a via di San Gregorio. Un ultimo percorso verrà scelto di volta in volta in considerazione della previsione numerica dei partecipanti e per le manifestazioni rilevanti.
Nel nuovo regolamento si legge che «ciascun promotore non richiederà il medesimo percorso per più di una volta al mese» e vengono dettate regole precise anche in merito agli impegni che spettano al Campidoglio. Il Comune di Roma si impegna a «mettere a disposizione un circuito, a titolo gratuito, dedicato all’esposizione di messaggi di natura politico-sindacali, riservando delle plance fisse lungo i percorsi individuati»; poi, «a snellire le procedure di rilascio dell’autorizzazione all’occupazione del suolo pubblico».