Corteo del 25 aprile La Moratti ci sarà «Non temo i fischi»

Forza Italia: «L’Unione vuole trasformarla in una festa di parte»

Gianandrea Zagato

Al corteo del 25 aprile, senza se e senza ma. Presenza per rendere onore alle sofferenze pagate col sangue, anche se c’è chi le ha già preannunciato contestazioni. Letizia Moratti non fa un passo indietro: domani scende in piazza insieme ai milanesi e con la speranza che i tricolori non siano una goccia nell’oceano delle bandiere di partito. «Partecipo al corteo per la Festa della Liberazione e mi auguro che tutta la città scenda in strada ma senza bandiere»: auspicio del candidato sindaco del centrodestra che intende così preservare l’indubbio valore morale della ricorrenza dalla faziosità.
Eppure, mentre Letizia Moratti - il cui padre Paolo Brichetto Arnaboldi fu deportato a Dachau - auspica una festa di tutti, dal centrosinistra non si perde occasione per ricordare come «non sia giusto negare ai partiti di partecipare con i propri simboli perché è il giorno del compleanno della nascita della democrazia». Annotazione, quella del presidente della Provincia Filippo Penati, che fa quantomeno sorridere i cronisti e riporta indietro al 1994, quando dalla piazza si scatenò la caccia agli azzurri colpevoli di voler partecipare al corteo con le loro bandiere di Forza Italia.
Immagine che Tiziana Maiolo non dimentica: «Dietro la voglia espressa da Penati e dal centrosinistra di un 25 aprile sventolando le bandiere rosse dei Ds, quelle verdi dell’Ulivo e zero tricolori c’è solo un meschino interesse di bottega». «Calcolo di troppo» aggiunge l’assessore ai Servizi sociali di Palazzo Marino (Forza Italia la ripresenta come numero due di lista dietro Silvio Berlusconi): «Comunque, io ci sarò come sempre ho fatto, anche sapendo che domani si osannerà la liberazione d’Italia da Berlusconi e via discorrendo». Fotografia della strumentalizzazione inaccettabile che il centrosinistra mette in atto - «l’Italia volta pagina» è lo slogan scelto dal comitato antifascista per aprire la manifestazione - con l’ennesima trasfigurazione mistica della piazza, quella stessa piazza dove l’anno scorso sia il sindaco Gabriele Albertini che il presidente della Regione Roberto Formigoni subirono violente aggressioni verbali.
Intimidazioni che non fanno paura a Letizia Moratti: «Non si devono temere le manifestazioni dove può accadere di essere fischiati» afferma il candidato sindaco della Casa delle libertà. Già, non si può mancare alla ricorrenza anche se soffia forte la voglia di contestazione, di fare la solita festa di parte. Rischio che spinge Maurizio Lupi, coordinatore cittadino di Forza Italia, a invitare al senso di responsabilità: «Il 25 aprile non deve essere una festa di parte, tanto più alla vigilia di una competizione elettorale importante per Milano. Se alcuni partiti vogliono appropriarsi di questa ricorrenza, be’ noi non ci stiamo». Come dire: Forza Italia è presente al sessantunesimo 25 aprile in salsa ambrosiana ma senza sventolare i propri simboli. Scelta sottoscritta pure da Riccardo De Corato: «Se il 25 aprile dev’essere festa istituzionale, allora deve avere lo stesso significato simbolico delle altre due feste nazionali: il 4 novembre, Festa della Vittoria, e il 2 giugno, Festa della Repubblica».
Dichiarazioni tutte all’insegna del buon senso che l’aspirante sindaco della sinistra sceglie però di cancellare con gratuita brutalità, «è impensabile un corteo senza bandiere». Battuta di un ex prefetto pensionato che per tentare di conquistare un posto al sole monta la polemica contro l’adesione dell’altro candidato sindaco. E così anche lui sarà su quel palco, tra Romano Prodi e Fausto Bertinotti, a festeggiare la vittoria del centrosinistra.