Il corteo degli operai: scontri e feriti in centro

La Provincia: «Siamo dalla loro parte». Forza Italia: una vertenza non si risolve con la violenza

I segni della battaglia restano sul marciapiede davanti al palazzo di Assolombarda: pomodori, gusci d’uovo, bottigliette e aste di plastica. Gli operai li hanno scagliati contro gli agenti che proteggevano l’ingresso. Ma non si sono limitati agli ortaggi: dal corteo sono partiti anche sassi e bulloni. Due poliziotti sono stati feriti, uno è stato portato al Policlinico dove i medici gli hanno curato una ferita allo zigomo (la prognosi è di 5 giorni).
È stata la coda del corteo, fino a quel momento pacifico, che ieri mattina ha attraversato il centro. I sindacati hanno portato migliaia di operai a Milano per chiedere il rinnovo del contratto di categoria. I manifestanti partono da piazza San Babila, sfilano in corso di Porta Vittoria. Dovrebbero marciare lungo una sola corsia, decidono però di invadere l’intera carreggiata, bloccando completamente il traffico con effetti su mezza città. «Questa è una manifestazione di rabbia dei metalmeccanici milanesi contro Federmeccanica», dice Giorgio Roilo della Cgil. Rabbia che si traduce pochi minuti dopo in fatti.
Il serpentone arriva all’ingresso di via Pantano. Qualche decina di manifestanti vuole forzare il cordone di agenti che chiude la via e puntare verso la sede degli industriali. Nemmeno il servizio d’ordine del sindacato riesce a bloccarli, volano calci e spintoni, inizia il lancio di uova e oggetti, bulloni compresi, che feriscono gli agenti e imbrattano gli stessi sindacalisti. La battaglia dura pochi minuti. «E adesso andiamo in Duomo!» urla qualcuno. Ma non tutti la pensano così: c’è chi deve rientrare in fabbrica, «lo sciopero di 4 ore è finito», dice un giovane avvolto nella bandiera rossa della Fiom correndo verso il metrò. «Meglio restare qui a presidiare» è l’opinione di un operaio appoggiato al furgone rosso della Cgil (assicurato Unipol) che dagli altoparlanti rilancia canzoni sudamericane. I sindacalisti non ne vogliono sapere, la manifestazione, come previsto, si concluderà davanti alla sede degli industriali. I poliziotti rifiatano, tra gli operai c’è chi si fa fotografare con gli amici davanti al palazzo. Gli ultimi operai lasciano la via pochi minuti dopo le 12.
È a quel punto arrivano condanne e attesti di solidarietà ai manifestanti. «La Provincia è al loro fianco», dice Luigi Vimercati, assessore al Lavoro della giunta Penati. «Bisogna comprendere le proteste dei lavoratori per il contratto e una trattativa non ancora chiusa, ma attenzione a compiere gesti che possono dare un'immagine sbagliata dei lavoratori», aggiunge Bruno Ferrante, ex prefetto, candidato di Ds e Margherita a sindaco. E aggiunge: «Protestare è giusto, ma bisogna farlo in modo civile evitando gesti fuori dalle regole». Netta è invece la condanna da parte di Forza Italia. «Le vertenze dei lavoratori non si sono mai risolte con la violenza - spiega Guido Podestà, responsabile provinciale degli azzurri - e spero che l'atteggiamento maturo dimostrato dal governo venga imitato da tutte le parti in causa, imprese e lavoratori, che devono finalmente assumersi ognuno le proprie responsabilità». Ma Rifondazione rilancia: «I blocchi stradali, le manifestazioni sono solo frutto di comprensibile esasperazione: la questione vera, sempre più evidente, è che sul contratto di questi lavoratori si gioca uno scontro politico rilevante».
In serata arriva la notizia che tutti aspettavano: le trattative tra industriali e sindacati riprendono, da oggi.