Corteo dell’odio con il bullismo manovrato

«Frasi orribili e indicibili, incompatibili con la convivenza civile» ha commentato Bertinotti per le violenze dei bulli dei centri sociali. Diliberto era nella manifestazione e se n’è chiamato fuori: «Il Pdci non c’entra, sono quattro imbecilli». Anche il Quirinale ha avuto stavolta un moto di stizza.
Incidente chiuso? Non prendiamoci in giro. Il paradosso è che i bulli che urlano «dieci cento mille Nassirya» e bruciano simulacri di soldati sono meno colpevoli di chi finora li ha coltivati e concimati perché diano esattamente questi frutti: violenza e odio. Sono, questi bulli, con le dovute proporzioni, come i bambini soldato, usati dai satrapi africani per farsi guerra l’un l’altro. Bambini ne hanno tanti, non si deve fare altro che addestrarli, terrorizzarli a dovere e scatenarli quando è il momento. Uccidono e muoiono come e meglio degli adulti, obbediscono, costano poco, nessuno li reclama.
Anche da noi c’è una grande quantità di materia prima, non di bambini, ma di disoccupati, sfruttati come i bambini guerrieri africani, col cervello lisciviato da anni di cultura dell’odio, servita nelle scuole, nella tivvù e talvolta nelle parrocchie. Sono dei disgraziati emarginati e sfruttati dagli stessi che dicono di tutelarli. No, quei bulli non sono i maggiori responsabili di questa situazione che non ha pari nel mondo civile. È dai tempi del G8 di Genova, a luglio del 2001, che è palese la presenza di strateghi della tensione che manovrano la marmaglia che mette a ferro e fuoco Genova, devasta Milano e Napoli e, picchiando picchiando, sotto l’occhio complice dei magistrati amici, siamo alle botte dieci giorni fa al padre di Matteo Vanzan, uno dei «dieci cento mille» di Nassirya, oltraggiati davanti al sacello del Milite ignoto.
Questi bulli sono mercenari da gettare contro la democrazia parlamentare per piegarla alla volontà della piazza.
Bertinotti e Diliberto, coccolati da Prodi, onorando uno che al G8 tentò di massacrare dei carabinieri, hanno indicato una direzione, anche portando in Parlamento i capoccia che guidano sul campo le azioni eversive. Se rimane qualche prigioniero, ecco provvidenziale l’indulto, «uno scambio di prigionieri» come infatti l’ha definito Francesco Caruso, oggi onorevole, ieri arruffapopolo.
È il copione usato dai tempi del terrorismo e oggi ristampato. Dicono di prendere le distanze, in realtà prendono la mira. La marmaglia fra qualche tempo avrà diritto a un posto di consulente in Regione.
milignoti@yahoo.it