In corteo per difendere la centrale

Imprenditori e lavoratori uniti contro i comitati «No coke». Bomba carta negli uffici dell’Enel

da Roma

Imprenditori, manager, impiegati e operai sono scesi in piazza ieri mattina a Civitavecchia per difendere le loro attività e il posto di lavoro contro il rischio di una sospensione della riconversione a carbone della centrale Enel di Torre Valdaliga Nord, chiesta invece dai comitati «No coke», che tra sabato e domenica hanno bloccato la strada statale Aurelia. «Sì al progresso industriale, sì al lavoro» era uno degli striscioni portati dagli oltre mille manifestanti.
Momenti di tensione si sono verificati quando, a poche ore della partenza del corteo, è arrivata la notizia che una bomba carta era stata lanciata negli uffici Enel in via Traiana a Civitavecchia. Scarsi i danni: annerita la parte esterna della finestra di un bagno. Ad accorgersene sono stati alcuni dipendenti alla ripresa del lavoro: ma l’atto terroristico, secondo gli investigatori del commissariato di polizia di Civitavecchia, sarebbe avvenuto nelle notti comprese tra venerdì e sabato. Il gesto è stato condannato dai partiti contrari alla riconversione a carbone e dal presidente del Lazio, Piero Marrazzo, intervenuto ieri sul problema della centrale. «Bisogna ricondurre tutto a una decisione che sappia coniugare il diritto alla salute e il diritto al lavoro. Lì la situazione è molto difficile - ha detto -. Ho sempre espresso la mia perplessità sul carbone però bisogna anche dire che in questo momento mi viene chiesta un'ordinanza di sospensiva sulla centrale che non è nei miei poteri in quanto il percorso è già molto avanzato». Enel ha infatti già speso 800 milioni sul miliardo e mezzo di investimenti previsto. Marrazzo convocherà nei prossimi giorni un tavolo regionale sul futuro della centrale, dove i cinque consorzi di imprese locali chiedono di poter sedere a pieno titolo.
Ieri, intanto, hanno fatto sentire, per la prima volta, le loro ragioni a favore della prosecuzione del progetto e contro uno stop che, come sostengono, nell'ipotesi di un passaggio al metano (auspicato dai «No coke») comporterebbe un fermo di almeno un anno con conseguenti crisi industriale e occupazionale. «Si tratta di un investimento di 1,5 miliardi, in grado di assicurare 4 anni di commesse a 100 imprese locali medie e piccole e lavoro a 2500 maestranze e questo non capita tutti i giorni - ha spiegato il presidente territoriale di Federlazio Stefano Cervini - Peraltro al momento non vediamo altri progetti che forniscano analoghe garanzie».