Il corteo fa male a Bersani: «Basta, dateci Vendola»

Sabato 16 ottobre, il corpo del corteo Fiom è ancora caldo e il popolo del Pd cuoce il partito a fuoco lento: «Ci sono ricette che o le fai o non le fai. Come ci sono manifestazioni che o ci vai o non ci vai». E via con Daniele Cortese che su The Frontpage, il sito di quei due lucidi impietosi conoscitori dei democratici che sono Fabrizio Rondolino e Claudio Velardi, spiega che «andare alle manifestazioni della Fiom di nascosto, o mandando i vicari, denota la stessa mancanza di passione» che «fare dolci sostituendo al burro dello scialbo yogurt, “alleggerire” il casatiello napoletano rinunciando allo strutto o friggere la cotoletta alla milanese nell’olio anziché nel burro». Ed ecco servita la ricetta, con avviso: «La fettina panata che da Milano in giù ci viene spacciata come cotoletta è un attentato alla Verità (...) il Pd perché non la smette di venderci fettine panate al posto di cotolette?». Questa volta se la sono cercata, il problema è che rischia di essere l’ultima.
«L’Italia da qui indietro non torna» chiudeva ieri il suo editoriale sull’Unità Concita De Gregorio. Del resto lo aveva detto il giorno prima il leader Fiom Maurizio Landini: «Ci sarà un prima e un dopo 16 ottobre». E così è. Solo che per il Pd, il giorno dopo la piazza rossa delle tute blu è più che altro un The day after, crateri e desolazione come dopo un fungo nucleare. Quel che resta della base s’è preso la briga di accendere il computer solo per (non) mandare a dire a Pier Luigi Bersani di andare pure avanti da solo. E perché il messaggio gli arrivasse, gli (ex?) elettori glielo sono andati a dire in casa, sulla sua pagina Facebook e sul sito ufficiale del partito. «W Vendola candidato premier! Ps: non taroccate anche queste primarie!» campeggiava a lettere cubitali il post di Scompala su Pd Network. Del resto, già il giorno prima il segretario assente al corteo era stato preso di mira. Domande retoriche come quella di Pierluigi Luperto: «Perché i leader del Pd, Bersani in testa, hanno disertato il luogo della più forte contestazione al peggiore dei governi?». Eh, vaglielo a spiegare che qui noi si è di sinistra ma anche di centro e quindi tocca mandare Stefano Fassina a rappresentare la sinistra ma noi altri restare a casa per non scontentare il centro. Vaglielo a spiegare, se poi c’è Gabriella Partenza che ti cassa così: «Basta con questa ambiguità», e se Mirko Lami aggiunge che non vale: «Grande errore strategico inviare solo il pupo alla manifestazione della Fiom e far rilasciare dichiarazioni affrettate a Letta». Annota con certa rabbia Nikita Russka che «per non scontentare nessuno il Pd sta scontentando tutti». Mentre Nicola l’Operaio pubblica le sue foto al corteo e domanda: «Dov’è era il Pd? Chi è che deve difendere la classe operaia? Perché è stato assente? Si pensa di cambiare il paese snobbando queste categorie sociali?».
Che poi, per dire il clima, il segretario non piace nemmeno in tv, se maxim11 elegantemente commenta così la risposta del segretario ad Annozero sul conflitto di interessi: «Bersani: “Berlusconi non è eterno”. Risposta del c...! Ritirati fai pena. Pd = Dc. Non siete mai presenti a nessuna manifestazione. È finita! Ora speriamo solo in Vendola. Adieu!». Ma gli interventi più feroci ieri non hanno dovuto scomodare il turpiloquio. A dar voce allo scontento ci s’è messo tanto per cominciare il governatore Pd della Toscana Enrico Rossi, che dalla sua pagina Facebook ha invitato il partito ad avere coraggio e a schierarsi: «Per quanto tempo ancora il Pd potrà permettersi di non pronunciarsi in modo netto?», aggiungendo poi che, nel non saper quale corteo sindacale scegliere, si potrebbe almeno partecipare a tutti.
E a far più male sono stati i disillusi. Quelli che, come il Riformista, da un po’ si domandano se il Pd è un partito di centro che guarda a sinistra o un partito di sinistra che guarda al centro. Su The frontpage, ieri Antonio Bruno ha riassunto così: «Il Pd è in un cul de sac: o elabora e applica una nuova strategia o continuerà a rimanere ostaggio della contingenza regalando a Vendola & co il tema del lavoro, a Di Pietro quello della giustizia, ai Socialisti e ai Radicali quello della laicità dello Stato e al centrodestra il governo del Paese».