Cortese, pianista e pilota

Parlare di Luigi Cortese, dell'artista, dell'uomo che tanto segnò il panorama musicale italiano del primo novecento, con la sua sensibilità e la sua dottrina: una curiosità e un desiderio che val la pena soddisfare. La moglie Giuliana mi invita nella splendida casa di Spianata Castelletto. E già, quando arrivi, quel che vedi ti mozza il fiato, anche nel grigiore del pomeriggio. Genova con il suo centro storico è tutta lì, ti sembra di toccare i suoi tetti e una volta di più te ne innamori. Entro nell'appartamento dall'ampio ingresso e mi siedo nel piccolo salotto, sentendo nell'aria quell'odore dimenticato di legno e carta.
Ascolto i ricordi della signora e intanto mi guardo intorno: il clavicembalo aperto, gli spartiti sul leggio, gli scaffali invasi da libri splendidamente rilegati, i tanti dischi di vinile che trionfano in ogni angolo. Un regno affascinante, pulsante di vita, rifugio sicuro dell'artista da quando, nel 1962, vi si trasferì con la moglie dal piccolo appartamento di Via Balbi. «Luigi amava profondamente la musica». La voce mi riporta alla realtà e penso che quella frase così scontata acquista in questa casa un significato pregnante, profondamente legato a quella stanza che di musica è permeata.
Recentemente il conservatorio ha dedicato un'intera giornata a Luigi Cortese (1899 - 1976), compositore, didatta, pianista, organizzatore, fondatore e direttore artistico del «Premio Paganini» e direttore dell'allora Liceo Musicale Paganini, appunto l'odierno Conservatorio. Un convegno con interventi di illustri studiosi e un concerto con sue musiche eseguite da docenti e studenti del conservatorio, che con grande sensibilità hanno reso omaggio al raffinato musicista. «Molto riservato, silenzioso, poteva sembrare burbero e diffidente, in realtà era generosissimo». Genovese d.o.c., insomma. Che ci ha lasciato migliaia di pentagrammi, dal teatro alla musica sacra, dal settore sinfonico a quello cameristico, con uno stile elegante e «mediterraneo» che non ha nulla di convenzionale; conservati ora alla Fondazione Cini di Venezia, cui la moglie donò l'archivio completo. «Ah, una cosa non le ho detto: si divertiva un mondo a fare la gara Pontedecimo-Giovi, lo elettrizzava!». Questa proprio non me l'aspettavo. Sorrido, dalle sue note non lo avrei mai immaginato.