Le Corti islamiche assediate a Mogadiscio

A Balad e Johwar è stata subito abolita la sharia imposta dai «talebani somali». La Lega Araba: le forze straniere se ne vadano

Soldati somali ed etiopici sono a un passo da Mogadiscio, che non vogliono attaccare per evitare un bagno di sangue, ma cingere d’assedio con l’obiettivo di far crollare il regime delle corti islamiche barricato nella capitale. La guerra lampo contro i talebani somali è a una svolta con la caduta di Balad, una cittadina strategica a solo 30 chilometri dalla capitale. Nelle prossime 24-48 ore le forze del governo transitorio somalo, riconosciuto dalla comunità internazionale, e le truppe etiopiche, che danno la caccia agli jihadisti, potrebbero arrivare alle porte della capitale.
«Il nostro obiettivo non è la presa di Mogadiscio, ma cambiare quanto stava accadendo finora in Somalia», ha dichiarato ieri a Baidoa il premier somalo, Mohammed Gedi, dopo un incontro con notabili della capitale che scongiuravano di evitare una battaglia casa per casa. Abdikarin Farah, ambasciatore somalo ad Addis Ababa, ha spiegato che «non ci saranno combattimenti a Mogadiscio per evitare vittime civili. Le nostre truppe assedieranno la capitale fino a quando le corti non si arrenderanno».
Nuclei speciali dell’intelligence del governo di Baidoa sono stati già infiltrati nella capitale per dividere le fazioni degli islamici e aizzare la popolazione contro i fondamentalisti. Poche ore prima della caduta di Balad i carri armati etiopici e i soldati somali erano entrati vittoriosi a Jowhar, 90 chilometri da Mogadiscio, abolendo la sharia, la dura legge del Corano, applicata dalle corti in stile talebano. «Quando sono entrati in città, ci hanno detto - raccontano dei testimoni - che ora possiamo guardare alla televisione il calcio e i film che erano stati vietati dai radicali islamici». Secondo alcuni giornalisti locali, i miliziani somali e i soldati etiopici sono stati accolti come «liberatori» dalla gente scesa in strada.
Gli etiopici avrebbero impiegato in Somalia due divisioni, ovvero 20mila uomini, con appoggio aereo e di artiglieria. Inoltre reparti del genio starebbero ampliando l’aeroporto di Baidoa per permettere l’atterraggio dei caccia. A parte Mogadiscio, il vero obiettivo dell’offensiva, sferrata una settimana fa, sarebbe il porto strategico di Chisimaio, nella Somalia meridionale. La città è presidiata dalla “brigata internazionale della guerra santa” guidata da Hassan Turki. Si tratta di volontari stranieri che si sono fatti le ossa sul fronte afghano, pachistano e iracheno.
Non a caso ieri è stato proprio il “Califfato iracheno”, legato ad Al Qaida, a lanciare la mobilitazione. «Chiediamo a tutti i musulmani di schierarsi al fianco dei loro fratelli in Somalia e aiutarli con denaro, armi e uomini», si legge su un sito internet usato solitamente dai terroristi. «I vostri fratelli in Somalia stanno affrontando una battaglia campale contro i nemici crociati (gli etiopici, nda) che sono in combutta con gli apostati del governo somalo di transizione appoggiato soprattutto dall’amministrazione americana», spiega l’appello.
Da Mogadiscio sheik Sharif Ahmed, leader “moderato” delle corti, parla di «ritirata strategica». Il timore è che i fondamentalisti vogliano barricarsi a Mogadiscio e scatenare azioni di guerriglia e attentati kamikaze nel resto del Paese e oltre confine, in Etiopia e in Kenya, come hanno più volte minacciato.
Anche il resto della Somalia si sta schierando a fianco del governo provvisorio. I soldati del Somaliland, la regione nel Nord autoproclamata indipendente nel 1992, combattono al fianco delle truppe di Addis Abeba. La regione federata del Puntland, da dove proviene Abdullahi Yusuf, il presidente del governo transitorio, appoggia la lotta contro le corti. Solo nel capoluogo di Burao gli estremisti islamici possono contare sui miliziani di sheik Alì Warsame, leader storico dei fondamentalisti.
Ieri la Lega araba, riunita d’urgenza al Cairo, ha chiesto l’immediato ritiro delle truppe etiopiche e pure l’Unione africana, che inizialmente aveva avallato l’appoggio di Addis Ababa al governo provvisorio somalo, ha intimato «a tutte le forze straniere» di lasciare la Somalia.