In un cortile di Casalotti tele e reliquiari trafugati

Alessia Marani

Una carriera criminale di tutto rispetto la sua, che Calogero Di Maria, classe 1962, agrigentino di nascita, ma da sempre trapiantato a Roma, non poteva di certo abbandonare neanche all’indomani della libertà appena riacquistata grazie all’indulto varato da Prodi & Co. Così quando i carabinieri della compagnia Trastevere hanno ricevuto la nota dai colleghi de L’Aquila circa un furto d’opere d’arte messo a segno nel convento di Santa Chiara nella notte tra il 9 e il 10 novembre, la mente dei «segugi» dell’Arma è andata proprio al siciliano col «pallino» delle rapine in villa, dei sequestri di persona, già protagonista di una rocambolesca evasione e, non da ultimo, specialista nel commercio dei pezzi d’antiquariato. Un’intuizione fortunata.
«Da tempo - come spiega il capitano Cristiano Desideri - tenevamo d’occhio il Di Maria sospettando che fosse implicato in una recente escalation di furti in appartamenti e ville, con la tecnica del narcotico, ovvero addormentando i proprietari di casa. Modus operandi tipico del pregiudicato siciliano. Non solo. Indagando sui suoi ultimi movimenti c’è venuto il dubbio che potesse essere coinvolto in qualche modo anche nel furto delle tele e dei reliquari abruzzesi».
I fatti. Nella notte di giovedì scorso ignoti forzano una delle porte d’ingresso del convento di Santa Chiara. S’introducono all’interno, da un magazzino trafugano indisturbati cinque oli su tela attribuiti alle cosiddette «scuole provinciali» risalenti al 1600 e al 1700. Quindi portano via 12 candelabri in legno lavorato, un bambinello, una statuetta di San Filippo Neri, ceramiche e altri reliquari. «Solo per i tre quadri principali, “Gesù al pozzo di Sicar”, “La Natività” e “La Madonna sul trono e Santi” - dice padre Luciano Antonelli - le Soprintendenze di Roma e de L’Aquila hanno valutato un valore di non meno di mezzo milione di euro. Noi non abbiamo grossi mezzi di custodia. Già altre volte abbiamo subito furti, ma non di questa rilevanza. Soprattutto tenuto conto che alcune delle opere erano state restaurate da poco». Un mercato ghiotto quello dell’arte sacra per collezionisti privati, soprattutto del Sud del Paese dove questo genere è particolarmente apprezzato.
Non passano quarantotto ore che sabato sera scatta il blitz dei carabinieri in un cortile privato di Casalotti, nei pressi di Boccea. Di Maria è a bordo di un furgone insieme con un romeno di 32 anni, Mircea Scridon, appena arrivato in Italia con un regolare permesso di soggiorno e senza precedenti penali. Stanno per «sblindare», ovvero piazzare la merce, quando vengono sorpresi dai militari. Non è escluso che avessero intenzione di liberarsi della merce «on site». All’interno del furgone ci sono tutti gli oggetti rubati nel convento abruzzese. Probabilmente Di Maria e il suo giovane «apprendista» criminale hanno agito su commissione, seguendo le precise indicazioni dei mercati d’arte parallela. Anche per Di Maria s’è spalancato il portone del carcere di Regina Coeli. Di nuovo.
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