Cortina, domenica il referendum delle polemiche Si vota per passare al Trentino-Alto Adige

Domenica e lunedì Cortina, Livinallongo e Colle Santa
Lucia andranno alle urne per esprimersi sulla possibilità di
cambiare regione. Il presidente del veneto, Galan: "Sarà un'umiliazione per Cortina". L'azzurra Biancofiore: "Ci pensino perché in Alto Adige gli italiani non sono trattati bene". Bossi sta con i referendari

Cortina - Veneto addio, meglio il Trentino-Alto Agige. Forse sì, forse no. Le aspettative per farsi "annettere" dalla ricca regione a statuto speciale sono tante, ma il referendum di domenica e lunedì prossimi per Cortina d’Ampezzo e altri due comuni dell’Ampezzano porta con sè anche una lunga scia di polemiche e prese di posizione contrastanti. Questo fine settimana Cortina, Livinallongo e Colle Santa Lucia andranno alle urne per esprimersi sulla possibilità di cambiare regione. Gli elettori saranno 6828, (5191 a Cortina per sei sezioni; 1234 a Livinallongo con una sezione; 403 a Colle Santa Lucia con una sezione). Si voterà domenica dalle 8 alle 22 e lunedì dalle 7 alle 15. La proposta sarà approvata se il numero dei voti attribuiti al sì del quesito referendario non sarà inferiore alla maggioranza degli elettori. Se così accadesse, l’iter per l’aggregazione al Trentino sarebbe però solo all’inizio: la Costituzione prevede che prima si debbano sentire i consigli regionali interessati.

C’è già un precedente che riguarda otto comuni vicentini i quali, dopo il referendum con esito positivo per i "secessionisti", sono stati bocciati dal consiglio della Provincia autonoma di Bolzano. Insomma, se i veneti di frontiera passerebbero volentieri di là, l'Alto Adige e il Trentino non sembrano tanto ansiosi di accogliere i transfughi.

Il dibattito è tutto politico: solo ieri il ministro Linda Lanzillotta ha ricordato che il tema va affrontato soprattutto dal governo in accordo con le Regioni, mentre si moltiplicano le prese di posizione negative. Prima tra tutte, quella del presidente della Regione Veneto Giancarlo Galan che ha sempre condannato questi moti secessionisti. Quando Lamon, comune dell’altopiano di Asiago, chiese per primo di andarsene, Galan si arrabbiò, nè più, nè meno e propose polemicamente l’annessione dell’intero Veneto al Trentino, tanto per mettere sul tappeto tutta la questione delle regioni a statuto speciale. Oggi Galan rilancia: «Sarà un’umiliazione per Cortina - confessa in un’intervista a un quotidiano locale - andranno a farsi dire di no come è successo agli otto comuni dell’altopiano di Asiago». Qualche differenza c’è: accogliere Lamon forse non porta granchè all’Alto Adige, Cortina invece, la perla delle Dolomiti, con tutto quel che ne consegue, potrebbe non essere sgradita al Trentino. Eva Klotz, la pasionaria altoatesina, parla di «riunificazione dei ladini», parole forti che in quelle vali trovano seguito emotivo.

Forza Italia sta a guardare, salvo il partito dell’Alto Adige con Michaela Biancofiore, la quale avverte: «Pensateci bene a votare, perché qui gli italiani non sono trattati bene». La Lega Nord cavalca l’ondata della «lotta di liberazione» invocata dal leader Umberto Bossi e sta con i referendari. Infine l’autorevole voce di Luis Durnwalder, presidente della Provincia di Bolzano: «È un percorso difficile - ha detto all’indomani del no ai comuni dell’altopiano di Asiago - è pensabile che anche la richiesta futura di Belluno possa essere accolta negativamente. Dal punto di vista storico, i ladini di Cortina sono i benvenuti ma ci sono grossi problemi giuridici e costituzionali da risolvere e quelli vanno risolti da loro. Con l’autonomia speciale abbiamo ricevuto questo territorio e non abbiamo mai pensato di ampliarlo».