LA CORTINA SQUARCIATA

Se uno si azzarda a commentare i fatti nella loro cruda nudità, subito si sente dire con tono indispettito: «Ah, allora è veramente cominciata la campagna elettorale!», frase intimidatoria con cui si vorrebbe far intendere che la verità, quando minaccia la sinistra nei suoi antichi e meno antichi segreti, va tenuta a cuccia, legata giù in cantina perché altrimenti si commetterebbe il terribile crimine di iniziare la campagna elettorale. Questa intimidazione va respinta: la verità è il primo ed essenziale strumento di propaganda elettorale dal momento che la verità è proprio ciò che più serve al cittadino per decidere chi e che cosa votare. Stiamo parlando, i lettori l’avranno capito, della vicenda delle banche, dell’Unipol, di Consorte, dei 50 milioni di euro - cento miliardi di vecchie lire - che questo signore dice di aver ricevuto come consulenza da Chicco Gnutti, ma anche delle numerose intercettazioni in cui compare il segretario dei Ds Piero Fassino, non sappiamo in quale onestissima veste, magari dell'uomo terrorizzato. Vogliamo tentare di indicare ai nostri lettori qual è il centro della questione.
A nostro parere la questione sta nella intatta continuità e contiguità dell’ex Partito comunista italiano con le sue numerose zone e pratiche occulte, anche se quelle più propriamente occultistiche sono state lasciate al professor Romano Prodi e ai suoi numeri a tre gambe con i piattini rotanti. Le pratiche occulte riguardavano invece il vecchio Pci, ma scopriamo senza sorpresa che riguardano anche i suoi successori e non sembrano pratiche lodevoli. Noi, come giornale liberale, non abbiamo mai avuto nulla da ridire sul fatto che Unipol, grande cassaforte della sinistra assicurativa e cooperativa, cercasse di comprarsi Bnl. Non è affar nostro decidere se la ragione sociale di Unipol è aiutare i lavoratori o scalare banche come Soros. Affari suoi. Il punto è che dietro le manovre di Unipol e di Consorte si riscontrano troppe volte troppi noti, assemblati nell’area politica dell’affarismo comunista e post comunista: quella stessa area grigio-rossa che ai tempi del governo D’Alema fece dire a Guido Rossi che Palazzo Chigi era diventato «l’unica merchant bank dove non si parla inglese». Anche Cossiga, che aveva portato D’Alema al governo rivoltando il Parlamento della Repubblica come un calzino, si irritò parecchio. Dunque oggi siamo finalmente di fronte alla probabile messa in piazza dei panni sporchi che hanno una origine storica lontana e attuale e fatta di misteri, omissioni e false salamelle alla festa dell’Unità che fanno parte dell'anomalia italiana nell'affarismo politico. La storia dell’affarismo politico in Italia è semplice: finché il Pci era tributario dell’Urss, quel partito si approvvigionava di miliardi a Mosca e attraverso la cinghia di trasmissione delle cooperative mentre la Dc mungeva le partecipazioni statali. Quanto ai socialisti, finché erano in squadra con i comunisti vivevano di rubli, ma quando poi entrarono in squadra con la Dc ebbero la loro parte dalle partecipazioni statali finché arrivò Bettino Craxi che sparigliò i giochi per finanziare l'indipendenza dai due pesi massimi e la risposta fu il massacro di Mani pulite che spazzò via uno solo dei pesi massimi, la Dc, lasciando il Pci solo e vittorioso, ma più che altro impunito. L’impunità con la sua cortina di veli e paraventi ha resistito finora, ma come dice il proverbio, tutti i nodi vengono al pettine. Sta ai giudici occuparsi dei reati e non è compito di chi scrive fare da servitore o suggeritore ai giudici. Però non possiamo far finta di non vedere quell’antica arroganza che oggi è costretta a spiegare molti misteri incrociati.
p.guzzanti@mclink.it