A corto di gas, rubinetti chiusi alle aziende

Dicono che il peggio sia passato anche se arriverà un’altra ondata di freddo dalla Russia. Sta di fatto che si gela in tutta Italia, la gente alza i termosifoni e il metano scorre via come l’aria. Si è infatti raggiunto un picco storico nel consumo di gas. E così adesso quel bene prezioso scarseggia e la priorità è quella di non lasciare le famiglie al freddo. Qualche misura di emergenza è stata decisa. Il Comitato di crisi riunito ieri al ministero dello Sviluppo ha dato il via libera per l’attivazione delle centrali elettriche a olio combustibile. In questo modo le case private saranno protette da rischi e nello stesso tempo si potranno contenere i consumi di gas a uso termoelettrico. «Queste misure – si legge in una nota ufficiale - tutelano pienamente le utenze domestiche, per le quali sono escluse conseguenze negative». Dunque, le prime a dover risparmiare sul calore non saranno le famiglie ma le aziende. In particolare quelle che hanno firmato la clausola di interrompibilità con cui accettano il rischio di eventuali sospensioni nella fornitura in cambio di uno sconto sulla bolletta. Fin qui le misure in attesa che l’emergenza si allenti. Ma si naviga un po’ a vista. «Tutti gli step in caso di bisogno sono pronti a essere messi in moto. Ogni giorno si fa il punto e si decidono le cose da fare» spiega il ministro per lo Sviluppo Corrado Passera che parla di «situazione ben monitorata ma critica» soprattutto perché «dalla Russia e dalla Francia sono diminuiti i flussi». In effetti, la società russa Gazprom, negli ultimi giorni ha ridotto del 30% le forniture all’Europa e all’Italia. Ma i vertici assicurano ogni sforzo per riportare la situazione alla normalità e affermano che «il peggio dovrebbe essere alle spalle». Speriamo sia vero. Intanto, però, abbiamo problemi anche a casa nostra. Il rigassificatore di Rovigo, al largo delle coste venete, lavora a scarto ridotto a causa del mare grosso. L’interruzione aggrava la situazione già critica delle forniture di gas, perché fino a quando non miglioreranno le condizioni meteo nessuna nave potrà ormeggiare. Corrado Passera però non vuole fare allarmismi e spiega che «le riserve non sono state ancora toccate e potranno essere utilizzate in caso di necessità». Un’evenienza tutt’altro che remota a sentire l’ad di Eni Paolo Scaroni. «Abbiamo reagito aumentando le importazioni di gas dall'Algeria e dal nord Europa attraverso la Svizzera e fino a mercoledì non ci saranno problemi per il Paese – spiega - Da giovedì, invece, la situazione potrebbe farsi più complicata. Ci stiamo preparando a momenti ancora difficili». Il primo ostacolo dunque è previsto tra soli due giorni dove «potrebbe essere chiesto il sacrifico delle aziende interrompibili se la situazione climatica dovesse peggiorare». E dinnanzi al ventilato rallentamento dell’attività delle industrie esprime preoccupazione la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia: «Le imprese hanno già subito gli scioperi dei Tir e in alcune zone è impossibile spedire la merce per il maltempo». Anche i sindacati si schierano dalla parte delle aziende e chiedono «l’uso delle riserve per dare certezza e continuità alle attività produttive e a tutte quelle collegate ai servizi e alla distribuzione». Ma ad allentare i timori di tutti ci pensa la Ue che si dice pronta a darci una mano. «La Commissione europea è in contatto con le autorità italiane ed è pronta a valutare misure di aiuto, se si rendessero necessarie» ha spiegato una portavoce di Bruxelles.