Corvetto, il ghisa eroe e l’elogio del giudice

«In una città come Milano che le attività delle forze di polizia incontrino a volte della resistenza è fisiologico. Ma al Corvetto in quella occasione si superarono i limiti». Edmondo Bruti Liberati, procuratore della Repubblica, ieri mattina presenta così alla stampa il vigile che nell’agosto scorso venne pestato brutalmente vicino a piazza Gabrio Rosa per essere intervenuto in difesa di un extracomunitario. Il capo dei vigili, Tullio Mastrangelo, ha portato l’agente a palazzo di giustizia per presentarlo a Bruti, e il procuratore ricambia la cortesia presentando il vigile ai cronisti giudiziari: un modo esplicito per indicarlo ad esempio della presenza dello Stato nelle zone della città più degradate e insicure.
Il vigile, Federico Bordoni, giovane ed aitante, se ne sta quasi in disparte, probabilmente più intimidito dagli sguardi delle croniste che dai teppisti del Corvetto. Quel giorno di agosto, raccontano le cronache estive, non ci pensò ne uno nè due: vide due teppisti che massacravano a calci e pugni un ragazzo, e si buttò di mezzo senza stare a domandarsi chi fosse italiano e chi straniero. I teppisti gli si rivoltarono contro, spalleggiati dai loro amici: il «branco di Gabrio Rosa», il gruppo di balordi che controlla il piazzale. Lo spedirono all'ospedale. Due giorni dopo, grazie al racconto di Bordoni e alle immagini delle telecamere, la Polizia locale arrestò i due più attivi nel pestaggio e ne denunciò altri due.
La gravità e l’eccezionalità dell’episodio del Corvetto, evidentemente, non sono sfuggiti ai vertici della Procura: perché fu infranto il principio-base di tutte le bande criminali, secondo cui (se proprio non vi si è costretti) non si alzano le mani sulle forze dell’ordine. Invece Bordoni venne pestato senza riguardi, per punirlo di essere intervenuto in difesa di uno straniero. Per questo ieri mattina Bruti Liberati - con iniziativa assolutamente inedita - sceglie di accompagnare la vittima nella sala stampa del tribunale. Accanto al taciturno Bordoni, il suo capo Mastrangelo ammette che in effetti il Corvetto a un certo punto era totalmente sfuggito dal controllo delle forze dell’ordine. «Ma da quando sono entrate in vigore le nuove ordinanze la situazione è molto migliorata, ci sono pattuglie in continuazione e la gente ci ferma per strada per manifestare il suo apprezzamento».
Le indagini sull’aggressione a Bordoni avevano portato la settimana successiva al fermo di due abitanti della zona, di 22 e di 26 anni. Erano finiti entrambi in carcere, e per uno era scattata anche l’accusa di evasione, perché per partecipare all’aggressione al «ghisa» aveva lasciato gli arresti domiciliari.