Corvetto, paura senza fine: ancora una maxi-rissa e cinque stranieri arrestati

Non bastano i continui controlli delle forze dell’ordine, dopo le grida d’allarme e di dolore dei residenti per il continuo e inarrestabile degrado del quartiere. Corvetto continua a essere una sorta di terra di nessuno, popolato da sbandati, italiani e stranieri, accomunati dalla stessa voglia di menare le mani. L’altra verso mezzanotte per un calcio a un berretto, per poco non ci scappava il morto: sette stranieri si sono affrontati armati di pesanti catene e accuminati cocci di bottiglia e solo il tempestivo intervento dei vigili urbani ha evitato il peggio.
Corvetto è da giorni nell’occhio del ciclone, dopo l’aggressione di un ghisa da parte di alcuni banditelli che a forza di calci e pugni erano riusciti poi a liberare uno spacciatore appena arrestato. L’ultimo di un lunga fila di aggressioni e pestaggi, alcuni condotti con una violenza inaudita. Come quando alcuni teppisti travolsero, così, per puro divertimento, il cane di un disabile, poi picchiato con le sue stesse stampelle per le sue proteste. Ci fu poi la feroce punizione di un cinquantenne mandato in coma a colpi di casco, riporterà poi danni permanenti, solo per aver rimproverato alcuni motociclisti, impegnati in acrobatiche gimkane sul marciapiede. Senza scordare la mega rissa scoppiata quando una cinquantina di teppisti aggredì alcuni ghisa impegnati in controlli stradali. Tra loro, guarda caso, anche uno dei due giovani fermati nei giorni scorsi per l’aggressione al vigile.
Le forze dell’ordine ha così intensificato la loro presenza, come due sera fa quando il Nucleo Radiomobile ha sguinzagliato una ventina di carabinieri nel quartiere. I militari hanno controllato 80 persone, 35 delle quali nordafricani, 20 dell’Est europeo e 25 italiani. Bilancio complessivo cinque arresti, due per tentato furto e due spaccio, con relativo sequestro di 16 grammi di hashish, cinque di eroina e uno di cocaina. Undici le persone denunciate a piede libero, tre delle quali perché sorpresi completamente ubriachi al volante.
Quasi contemporaneamente, alcuni ghisa sono entrati in un kebab di corso lodi 51, per le consuete verifiche amministrative. E proprio mentre si trovavano all’interno, fuori scoppiava il putiferio. Gli agenti uscivano e trovano tre egiziani che saggiavano la consistenza di un gruppo di quattro romeni. I contendenti si era quasi tutti attrezzati con catene, cocci di bottiglia, sassi e bastoni. Tutti oggetti che, maneggiati con perizia, possono davvero fare molto male. Insomma c’erano le premesse perché la serata potesse degenerare in tragedia, anche perché le urla e gli insulti stavano attirando altri connazionali dei due gruppi contrapposti, con la possibilità potesse scoppiare una sorta di «guerra» interetnica.
Gli agenti si sono buttati in mezzo bloccando i contendenti. Due egiziani riuscivano a scappare, il terzo veniva ammanettato: era uno di quelli che brandiva la catena. Si tratta di un clandestino di 25 anni, già fermato e identificato quattro volte. Nelle mani degli agenti anche i romeni, di età compresa tra i 27 e i 29 anni. Alla fine i ghisa sono venuti a capo anche della ragioni del contendere. Che definire banali è già molto.
I quattro romeni infatti erano seduti in terra, proprio sui gradini del locale controllato dai vigili. Avevano tutti bevuto sodo, anche se in quel momento stavano tranquillamente mangiando un panino comprato al kebab. Sono passati i tre egiziani e uno di loro ha pestato, non è chiaro se intenzionalmente, un berretto di uno dei quattro. Ne è nato subito un litigio che in un baleno si è trasformato in confronto «armato», con i sette giovani pronti a sfregiarsi o spaccarsi la testa. Per un cappello preso a calci.