«Così abbiamo perso il Festival»

(...) Si poteva trovare quest’unità?
«La forza del Festival andava al limite trasferita su tutta la Liguria, ma immediatamente. Invece, quando hanno capito che ci poteva essere un testa a testa con Napoli, hanno provato a invitare gli altri teatri liguri, hanno chiesto al Festival di Borgio Verezzi e agli altri appuntamenti principali. Ma è stata una cosa forzata, non sentita, il coinvolgimento è sembrato la concessione di una grazia».
Allora è tutta colpa dei teatri genovesi?
«Niente affatto. C’è un altro aspetto fondamentale che conferma come Genova non avrebbe mai potuto vincere. Le istituzioni non hanno mai dimostrato di aver capito che il bando prevedeva a carico degli enti locali una spesa parti allo stanziamento del governo. Cinque milioni di euro dovevano essere tirati fuori da Comune, Provincia, regione. Nessuno ha mai detto: qui cè la mia parte. La commissione che assegnava il Festival questa sensazione l’ha avuta chiarissima. Non c’erano a disposizione soldi, non si capiva se e da dove sarebbe stati tirati fuori. Non c’è mai stata una seria politica culturale».
L’avessero fatto, sarebbe bastato?
«Dico sinceramente che sarebbe stato molto bello ottenere questo Festival, anche se onestamente va detto che Genova non è, come sento dire, la capitale dei teatri per la media tra spettatori e abitanti. Certo, esprime un’alta qualità professionale per il numero di teatri che ha. Ma manca comunque una qualità organizzativa complessiva. Tutti insieme, come gruppo, i teatri genovesi non sono competitivi. In tanti anni nel settore non ho mai visto superare le divisioni. Avrebbe potuto e dovuto farlo l’amministrazione comunale, porsi come unità super partes per cercare coesione. Non lo ha fatto».
Accuse senza troppi complimenti. Che attendono risposte. La parola, se vuole, alla difesa.