«Così abbiamo salvato l’imbarcazione che stava affondando»

Il racconto dalla pilotina chiamata all’improvviso a soccorrere un natante in difficoltà fuori dal porto

Francesca Nacini

Che cosa pensereste voi se la sala macchine del vostro yacht cominciasse a imbarcare acqua, se i motori si spegnessero all’improvviso e se, lanciato l'Sos, vedeste arrivare in vostro soccorso un rimorchiatore carico di giornalisti? Forse non credereste ai vostri occhi, o forse pensereste di aver visto troppa tv.
Eppure questo è accaduto ieri mattina a due sfortunati diportisti di Rapallo, a bordo del «Mama» in avaria a tre miglia dall'imboccatura di levante del porto di Genova: oltre che da una motovedetta della Capitaneria di Porto, infatti, i due sono stati raggiunti anche dalle unità Brasile e Svezia della Rimorchiatori Riuniti, in navigazione per la presentazione alla stampa dei nuovi investimenti per il 2006-2007.
Non solo verricelli e cavi, quindi, hanno pensato a riportare in acque sicure l'imbarcazione ma anche numerose telecamere e taccuini, incuriositi di poter assistere a un salvataggio a lieto fine in pieno stile televisivo.
Lo yacht in evidente difficoltà, anche a causa della forte tramontana, aveva lanciato l'Sos in seguito a un'infiltrazione d'acqua e attendeva i soccorsi completamente in balia delle onde. L’immediato intervento dei rimorchiatori ha evitato il peggio, fornendo anche all'azienda genovese - pubblicità involontaria, ma ben gradita - l'occasione di mostrare alla stampa una delle attività tipiche dei mezzi in dotazione all'interno della realtà portuale: contrariamente a quanto di solito si pensa, infatti, le barchette rosse che scortano spesso grandi navi e petroliere sono pure utilizzate per le operazioni di soccorso, per il servizio di prevenzione e interventi antinquinamento da idrocarburi e per attività antincendio.
Il gruppo dirigenziale della Rimorchiatori Riuniti mai avrebbe immaginato di incontrare la stampa in un contesto così particolare, complicato per tutto il litorale genovese: in mattinata, infatti, il vento aveva già sensibilmente movimentato gli atterraggi all’aeroporto Cristoforo Colombo e anche in porto la situazione si era fatta talmente difficile da costringere la società Terminal Rinfuse Italia a bloccare lo sbarco di prodotti in polvere - i cosiddetti «polverulenti» - almeno fino al calo delle raffiche sotto i 50 chilometri orari.
La disavventura dello yacht Mama può essere, quindi, considerata solo l’ennesimo capitolo di alcune ore avventurose in balia delle onde, anche se è servita da sfondo suggestivo per la presentazione dei nuovi investimenti aziendali: non appena terminate le operazioni, infatti, il presidente di Rimorchiatori Riuniti, Gregorio Gavarone, ha annunciato lo stanziamento di 100 milioni di euro per la costruzione di tre nuove unità che verranno realizzate nel cantiere di Riva Trigoso della Fincantieri (2 unità) e nel cantiere brasiliano Aker Promar di Rio de Janeiro (1 unità).
Le imbarcazioni saranno studiate per il supporto alle piattaforme petrolifere atlantiche. In un mercato in forte espansione e di altrettanto grande competitività come quello marittimo, la Rimorchiatori Riuniti non vuole, infatti, farsi cogliere impreparata e ha deciso di proiettarsi a nuove latitudini, inserendosi in mercati importanti, ma finora appannaggio dei paesi nordici.
Visto il modo in cui è stata affrontata l’emergenza genovese, è stato osservato anche ieri come l’azienda sia in grado di lanciarsi con l’entusiasmo e la capacità necessarie in questa nuova sfida. D’altronde è prevista l’utilizzazione di strumentazioni ad ottime prestazioni come un’elica direzionale azimutale in grado di garantire rotazioni di 360 gradi.
C’è la piena fiducia, insomma, che i nuovi «fratellini» atlantici della flotta genovese, oggi già forte di 14 unità, raggiungano ottimi livelli tecnici. E possano navigare col vento in poppa nei mercati dell’off shore.