«Così abbiamo tradotto i pizzini del boss»

Il 25 corrispondeva a Nino Rotondo, il 164 ad Antonino Cinà, il 64 a Pietro Badagliacca, il 30 a Salvatore Lo Piccolo, il 31 al fratello Sandro Lo Piccolo

Marianna Bartoccelli

da Roma

Il 25 era d’accordo con il 164 per far fuori il 30 e il 31. La kabala che gli investigatori palermitani sono riusciti a smorfiare, mette a nudo l’organigramma dell’ultima Cosa Nostra e grazie ai pizzini di Binu Provenzano è stata stoppata l’ultima guerra di mafia pronta a esplodere. 45 arresti e 7 ricercati, un’operazione di fermo di polizia fatta dopo un periodo di investigazioni, pedinamenti, intercettazioni con apparecchiature raffinatissime, il pool antimafia di Palermo ha segnato un altro punto a favore nella lotta contro le cosche mafiose con l’operazione Gotha. E come spiega il Questore Giuseppe Caruso in una insolita conferenza stampa senza pubblici ministeri, il fermo di polizia è stato necessario per fermare in tempo assassini e vendette che avrebbe fatto tornare la città teatro di nuovi lutti. Il 25 è Nino Rotolo e il 164 Antonino Cinà, entrambi volevano eliminare il 30 e il 31, numeri che Provenzano segnava per indicare Salvatore e Sandro Lo Piccolo, fratelli e latitanti. Sino a quando Provenzano era libero riusciva a gestire e a fare da punto di equilibrio tra le cosche. Dopo il suo arresto la guerra tra bande era pronta a esplodere. Anche perché i due «delfini» Antonino Rotolo e Salvatore Lo Piccolo non si trovavano per niente d’accordo. Lo scontro era emerso soprattutto sul rientro in Italia dei fratelli Inzerillo, che negli anni ’80 in piena guerra di mafia avevano riparato negli Usa, sotto la protezione del clan Gambino. Gli Inzerillo erano stati «autorizzati» a espatriare per salvarsi e a non tornare più, una decisione del gotha mafioso che non poteva essere cambiata. Rappresentano la vecchia mafia, quella cosidetta perdente, mentre Rotolo è sempre stato legato ai corleonesi, la mafia vincente e stragista di Riina e Brusca. E Rotolo e Cinà erano molto preoccupati del rientro degli Inzerillo e del rafforzamento di un’ala della mafia palermitana contro un altra. La posta in gioco era la leadership dell’associazione dopo l’arresto di Provenzano, che aveva mediato sino a impedire l’assassinio di Salvatore Lo Piccolo e del figlio Sandro, come pretendevano di fare Rotolo e Cinà. «Siamo ricorsi allo strumento del fermo di polizia - spiega il questore Caruso - perché i venti di guerra erano sempre più frequenti».
L’ordinanza con la quale sono stati eseguiti gli arresti mette a nudo la nuova organizzazione della famiglia palermitana e la nuova divisione dei vari mandamenti, 17, affidati in buona parte a personaggi noti del gotha mafioso. Ma tra le centinaia di pagine si trovano anche episodi che mettono in evidenza «la zona grigia» di cui ha sempre parlato il procuratore Grasso. I rapporti tra mafia e politica pare si siano trasformati sino a indicare «candidature controllate di uomini contigui al sodalizio mafioso». Molte le intercettazioni dove si parla di rapporti con Giovanni Mercadante, deputato di Fi, noto medico palermitano e dell’insoddisfazione di questi rapporti per cui si sceglie di puntare sull’Udc. Ma nell’inchiesta Gotha sino ad oggi non compare alcun politico. L’inchiesta è un duro colpo alla organizzazione mafiosa e ai suoi metodi, come conferma Piero Grasso: «Grazie alle tecnologie più avanzate è stato possibile acquisire un numero impressionante di conversazioni ambientali che per il livello degli interlocutori e per gli argomenti trattati ha ben pochi precedenti per la comprensione di Cosa nostra».
Grazie alle intercettazioni si scopre che Nino Rotolo, che si incontrava dentro un capannone di lamiera, convinto che così sfuggiva a ogni controllo, se la prende con Papa Wojtyla per la sua condanna ad Agrigento della mafia, pretende una raccomandazione per un esame universitario, e cerca «dell’acido solforico», sostanza spesso usata per sciogliere i corpi delle vittime. Rotolo era agli arresti domiciliari perché considerato «gravemente malato», ma è stato fotografato mentre salta un muretto e dice a un suo interlocutore «mi sento un ventenne». Emerge anche l’inquietante rapporto con un dipendente di un grosso centro commerciale, Grande Migliore, con sedi in tutta la Sicilia, costretto a pagare il pizzo. Rotolo infatti durante un incontro gli consiglia di aderire a una delle associazioni contro il racket per deviare l’attenzione. Ma non è solo quella l’azienda colpita, gli investigatori sono riusciti a fare un lungo elenco, da ditte che si occupano della mensa in ospedale a quelle del rimessaggio di barche.