"Così andranno via i medici migliori"

Il commento di Ermanno Leo, direttore della chirurgia dell'apparato digerente dell'Istituto nazionale dei tumori di Milano

Milano - Demagogico, immorale, controproducente. Con tono calmo, ma parole taglienti, Ermanno Leo, direttore della chirurgia dell’apparato digerente dell’Istituto nazionale dei tumori di Milano, commenta il provvedimento adottato dal ministro della Salute, Livia Turco, che obbliga i capi dipartimento e i dirigenti delle strutture complesse del Servizio sanitario nazionale ad avere un rapporto in esclusiva con l’ospedale. In pratica tutti quelli che una volta si chiamavano primari e che nel tempo sono stati ribattezzati capi dipartimento o dirigenti di struttura complessa, se vorranno mantenere le loro poltrone, saranno obbligati a lavorare solo per il nosocomio di appartenenza. Addio allo studio privato: visite a pagamento solo in regime di intramoenia.
Un provvedimento già nell’aria, il ministro aveva iniziato a parlarne fin dall’estate scorsa, che però scatena reazioni furibonde. «È pura demagogia pensare di risolvere i problemi della sanità pubblica penalizzando i professionisti migliori – puntualizza Leo - e per diversi motivi». Il primo è economico: l’esclusiva imposta dall’ex ministro Bindi, secondo i dati forniti dall’Agenzia sanitaria Stato-Regioni, agenzia del ministero, costa ogni anno 1.500 milioni di euro per le maggiori indennità pagate ai medici e per le convenzioni tra ospedali e studi privati, convenzioni che sono state necessarie tutte le volte che le strutture pubbliche non erano dotate di spazi adeguati alla professione intramoenia. «In buona sostanza ha prodotto un passivo perché ha fatto lievitare i costi: l’indennità è stata riconosciuta a tutti i camici bianchi, bravi o meno, con clientela privata o senza - rincara lo specialista dell’Istituto Tumori –, i migliori hanno poi continuato ad esercitare nel privato, convenzionato con il pubblico».
«D’altronde gli ospedali sono inadeguati a ricevere il flusso dei pazienti paganti: sono sessant’anni che i medici in Italia operano dentro e fuori dal Ssn e il 95% dei nosocomi non ha spazi adatti all’intramoenia - aggiunge Leo –, ma è immorale che il governo voglia spendere oltre 500 milioni di euro per far sì che i policlinici si attrezzino a ricevere la clientela privata quando le urgenze sono altre». Un esempio? «La radioterapia, cura essenziale per i tumori, la si trova a macchia di leopardo. Gli investimenti andrebbero fatti in questa direzione, per cercare di ottimizzare il Ssn, coprire tutto il territorio di ospedali in linea con i tempi e offrire il massimo a chi non ha possibilità di scelta tra pubblico e privato».
Un’iniziativa, quella della Turco, controproducente se si pensa alla possibile fuga dei migliori camici bianchi: «I professionisti di alto profilo, quelli in grado di attrarre la clientela a pagamento, insomma gli elementi più in gamba – conclude Leo – potrebbero andarsene in quelle strutture private nuove ed emergenti, come per esempio l’Istituto europeo dei tumori o l’Humanitas, che vanno a pescare proprio tra chi è scontento di lavorare nel pubblico».
«Questo governo da una parte procede con le liberalizzazioni delle professioni, dall’altra vuole ingabbiare i medici: oggi è meglio appendere il camice al chiodo».