Così un anno di incubi ha cambiato i bimbi sopravvissuti a Beslan

Putin alle mamme: «Impossibile prevenire il terrorismo ma chi ha sbagliato pagherà»

Marcello Foa

Marianna ha dieci anni ed era nella palestra di Beslan. Fino al primo settembre 2004 era una bimba vivace ed estroversa, ora parla poco, sempre chiusa in se stessa. «È ancora così spaventata che la notte quando ha un incubo fa la pipì ha letto - racconta la madre -. Durante quei tre giorni patì così tanto la sete che ora non si addormenta se non le porto due bicchieri pieni d’acqua sul comodino». Ossessionati, depressi, sfiduciati: un anno dopo i circa 800 sopravvissuti al massacro nella scuola non hanno superato il trauma. «Solo lo 0,1% di loro ora conduce una vita normale», rivela al Moscow Times Yelena Rubayeva, una delle psicologhe della Croce rossa.
Mentre le madri di Beslan incontrano al Cremlino Putin chiedendogli di far luce sulla strage e di punire i funzionari che, per negligenza o corruzione, agevolarono il blitz del commando ceceno, la maggior parte di coloro che vissero di persona quella tragedia sembra estraniarsi da ogni polemica. La loro verità è quella rimasta impressa negli occhi, nel cuore, nei sensi. L’acqua che mancava. Non una sola bottiglietta distribuirono i terroristi, che si divertivano a gettare tra gli ostaggi qualche straccio bagnato: godevano nel guardare i piccoli succhiare quei cenci fino all’ultima goccia. «Ogni notte rivivo quelle scene - spiega Alan 11 anni -. Rivedo il terrorista mentre solleva un bambino, gli punta la pistola e urla: “State tutti zitti altrimenti lo uccido”. Quel piccolo svenne dalla paura. Io volevo piangere, ma trattenevo le lacrime perché non volevo che quel ragazzino venisse ucciso».
Georgy, 11 anni, e Vladimir, 12 sono ingrassati di 10 chili: ossessionati dalla mancanza di cibo, sono diventati bulimici. Nessuno di loro va bene a scuola: sono aggressivi, diffidenti, rifiutano ogni insegnamento. Ma non sono solo i piccoli a soffrire. Molti degli uomini che hanno perso moglie e figli sono alcolizzati o hanno lasciato il lavoro, molte donne sono depresse. Diverse famiglie non reggono al dolore e al rimorso: i divorzi stanno aumentando.
Beslan non vive più. E continua a chiedere giustizia. Ieri 4 madri, vestite di nero, guidate dalla combattiva Susanna Dudieeva, sono state ricevute al Cremlino. Volevano le scuse di Putin e, come prevedibile, non le hanno ottenute, ma non sono tornate a mani vuote. Il presidente ha ammesso che le autorità russe, così come quelle di altri Paesi, non sono in grado di prevenire azioni terroristiche. «Oggi lo Stato non può garantire la sicurezza totale dei suoi cittadini», né in Russia né negli Usa o in Gran Bretagna. Poi Putin ha dichiarato di «essere d’accordo» con chi ritiene che non ci possano essere scuse per i funzionari che non compiendo il loro dovere hanno facilitato il sequestro della scuola. «Tutte le circostanze di questa tragedia devono essere chiarite», ha promesso solennemente. Come dire: chi ha sbagliato pagherà. La madri di Beslan lo sperano, ma non intendono lasciarsi ingannare: la loro battaglia continua.
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