Così gli ayatollah spiano gli oppositori in Italia

L'Onda verde che scuote il regime degli ayatollah si sta organizzando anche in Italia, soprattutto fra gli studenti iraniani. «Le dichiarazioni del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi sull’appoggio all'opposizione riformista stanno dando un ulteriore slancio» spiega Ahmad Rafat, giornalista di lungo corso, iraniano di origine, ma da sempre in Italia.
Oltre agli studenti e agli esuli iraniani, nel nostro Paese sono presenti i Mujaheddin del Popolo, che nel 2001 hanno cominciato a prendere le distanze dalla violenza. Nel gennaio dello scorso anno sono stati rimossi dalla lista nera europea delle organizzazioni terroristiche.
Teheran corre ai ripari e manda in Italia i fedelissimi del contestato presidente Mahmud Ahmadinejad. Come Aminzadeh, console a Milano da neppure un mese. Proprio sotto il consolato si è svolta giovedì, anniversario della rivoluzione khomeinista, una manifestazione di protesta degli iraniani in Italia, in solidarietà con gli oppositori a Teheran. «C'erano iraniani di diverse tendenze politiche. Stiamo lavorando ad unire tutti. Penso che anche dall'Italia possiamo aiutare a far crescere il movimento verde in Iran», dichiara al Giornale Semir Garshassbi. Alla rivoluzione del '79 ha partecipato, ma vive da tempo a Torino e fa il sindacalista. Semir è convinto che anche la diaspora «dovrebbe unirsi attorno alla volontà di cambiamento del popolo iraniano».
Gli studenti iraniani in Italia sono fra gli 8 ed i 10mila secondo Rafat. L'embrione dell'Onda verde ha già costituito delle associazioni a Firenze, Milano, Bologna e Torino. A Pescara e Genova ci stanno pensando. Oltre alla manifestazioni organizzano concerti e iniziative culturali in appoggio al movimento di protesta in Iran.
A Teheran il consolato italiano concede sempre più visti agli studenti iraniani. Solo a Roma sono circa 700. Il 16 gennaio il Centro islamico Imam Mahdi della capitale è stato colpito da lanci di vernice verde, simbolo della protesta. Davanti alla porta sono stati lasciati volantini di rivendicazione, firmati da un sedicente «movimento verde», contenenti frasi ingiuriose contro il Grande Ayatollah Ali Khamenei, la guida suprema dell'Iran.
Domani a Roma, in piazza Farnese, si svolgerà una nuova manifestazione organizzata dal gruppo nato su Facebook, con quasi mille membri, «Al fianco degli iraniani, oltre la ragion di Stato». Parteciperanno Zara Tofigh della Comunità iraniana, Rafat e Mahamood Amiry Moghaddam di «Iran human rights». Prenderà la parola pure Ricardo Noury di Amnesty International. Oltre agli studenti esistono gruppi come l'Unione per la democrazia in Iran di Mohsen Hamzehian a Ferrara. Nel Veneto sono più attivi gli ex simpatizzanti del Tudeh, il defunto Partito comunista iraniano.
A Roma è presente con varie sigle il Consiglio della resistenza iraniana in esilio, in pratica i Mujaheddin del Popolo. In Italia li guida Davood Karimi. Sua figlia Azar, di 23 anni, ha fatto un appassionato intervento durante l'ultimo congresso dell'Udc.
Gli oppositori iraniani in Italia vengono fotografati e schedati dagli agenti della Savama, il ministero dell'intelligence iraniano. A qualche studente hanno ritirato temporaneamente il passaporto come forma di pressione. Fra gli iraniani che arrivano in Italia per studio c'è anche qualche infiltrato. Il grosso delle rete della Savama in Italia ruota sul triangolo Napoli, Roma e soprattutto Milano. La copertura è fornita da società o negozi.
Anche nelle rappresentanze diplomatiche c'è del personale vicino ai riformisti. Per questo Ahmadinejad ha ordinato una purga diplomatica e a Milano è arrivato un suo fedelissimo.
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