Così la base VUOLE IL PDL

Orgoglioso della famiglia del Giornale
Egregio Direttore sono orgoglioso della redazione del Giornale, della nostra grande famiglia e dei rappresentanti del centrodestra che sanno rilanciare i temi suggeriti dal Giornale.
Mi fa piacere rivedere la capacità in cui molti di loro anche dalle colonne di questo giornale sanno confrontarsi non risparmiandosi neanche qualche punzecchiatura ma sapendo poi fare fronte compatto dinnanzi al nemico comune di sinistra.
Di esempio in Regione è la saggezza del capogruppo di Forza Italia Gabriele Saldo ma anche la combattività e lo spirito di collaborazione tra un veterano come Gianni Plinio e un Giovane come Matteo Rosso e in Comune ed in Provincia la gentile fermezza di Raffaella della Bianca e di Paolo Bianchini.
Per costruire un PDL grande e vincente c’è bisogno di gente serie e che lavora mentre l’unica cosa di cui fare a meno sono gli untorelli da strapazzo che fanno il gioco dell’avversario e quindi gogna nell’interesse di tutto il centrodestra della Liguria.
Dottor Lussana continui così perché interpreta i nostri sentimenti.
Distinti saluti.
Michele Torazza

Nessuno spazio per chi vuole autonomia
Dott. M. Lussana
Ho letto con interesse il suo articolo e concordo sul fatto che oggi il centro-destra offra una comunicazione di buon livello sia dagli eletti agli elettori sia dagli elettori agli eletti, e se poi ci sono delle punzecchiature a mezzo stampa tra eletti su Il Giornale-Genova pazienza l’importante è che non abbiano conseguenze negative dal punto di vista politico.
Per quanto riguarda l’esempio degli untori credo che, dopo quanto abbiamo visto e letto, dobbiamo distinguere tra untorelli che fanno un po’ di «manovalanza hardware» e quindi sono meno pericolosi ed untori che senza dirlo apertamente ma con giri di parole, gossip, luoghi comuni tentino di fare un po’ di sondaggi per capire come il loro messaggio sia recepito se in modo «hard» od in modo «soft» che consenta loro di continuare ed allora credo che ai potenziali Untori «software» sia opportuno tarpare le ali prima che creino ulteriori danni nel mondo del lavoro. In passato le aziende avevano i loro programmi, i loro sistemi informativi ed ogni ufficio aveva i suoi standard; poi è arrivato Windows e da qualche anno il Sap; all’inizio molte persone in genere meno giovani erano allergiche al Sap perché cambiava le loro abitudini ed il loro modo di lavorare e tutti avevano sempre la scusa pronta di non essere pronti al Sap e così continuavano con i loro «standard».
Poiché non so riusciva a far marciare con la stessa velocità tutti gli uffici e c’era chi usava il Sap e chi no, un bel giorno fu imposto che a partire da una certa data si doveva lavorare solo in Sap.
Il Pdl é come il Sap sopradescritto e probabilmente agli elettori piace di più rispetto ai politici ma è un passaggio obbligato che ha bisogno di un certo tempo per strutturarsi (sia come federazione sia come soggetto unico) ma ad un certo punto deve entrare in funzione anche in presenza ora di «nostalgici» dei partiti ante Pdl, ora in presenza di untori ora in presenza di soggetti che vogliono fare come l’olio con l’acqua ma siccome non si può correre dietro a tutti, il Pdl dovrà seguire l’esempio del Sap e partire all’ora X con: patti parasociali tra i soci fondatori, statuto chiaro, regole chiare (una lista autonoma, pur in ambito centro-destra, non puo’ presentarsi in competizione con il Pdl). Ed a quel punto chi ha velleità autonomiste se ne starà fuori.
Mario Lauro

Voglio un partito

senza invidie
Caro Massimiliano, sfogliando il Giornale la mia attenzione è stata catturata dal titolo «Dagli all’untore». Avendo appena letto del fallimento di super Marta pensavo ti riferissi alla sua squadra di sinistra.
Con meraviglia leggo invece che si tratta dei nostri rappresentanti. Ho riletto l’articolo per tre volte per cercare di comprendere fino in fondo il tuo messaggio e la polemica.
Non posso parlare di chi non conosco ma posso raccontarti di come vedo il partito di FI e il suo ingresso nel Pdl.
Frequento per amicizia e ideologia politica alcuni consiglieri regionali, comunali e di circoscrizione di Forza Italia. Il polemizzare o creare disturbo all’interno di FI per cercare di mettere in difficoltà la creazione del Pdl è fortunatamente una scelta di pochi eletti. Probabilmente la novità li spaventa e l’idea che altri possano minare la loro poltrona li terrorizza. C’è forse chi si sente deluso perché non è riuscito ad andare a Roma come Senatore o parlamentare.
Non fa piacere a nessuno vedere FI lasciare il posto al Pdl ma dobbiamo anche comprendere che se vogliamo crescere dobbiamo investire e mettere da parte campanilismi da mercato rionale.
La forza della sinistra è sempre stata la compattezza che invece a noi è sempre mancata. Questa è l’occasione per creare una forza unica, che raccolga tutti partiti della coalizione. Dovremo lavorare duramente ma la volontà e l’entusiasmo sono in prima linea. I perenni indecisi, coloro che sanno solo criticare, le serpi le troveremo sempre in qualsiasi decisione. Anzi saranno proprio costoro che aiuteranno i vertici dei partiti a rafforzarsi e comprendere meglio quale strada seguire. Le critiche diventeranno costruttive e non distruttive.
Il coordinatore regionale di FI Michele Scandroglio è riuscito a creare una squadra unita, un gruppo che crede in lui e lo riconosce come proprio leader. Quelli che non riusciranno ad adeguarsi si autoelimineranno: è pura e semplice selezione naturale.
A presto.
Un tuo lettore.
Augusto Vianson

Avete ragione,

c’è chi rema contro
Caro dottor Lussana il Suo editoriale «Dagli all’untore» ha creato qualche apprensione in molti lettori del Giornale e le lettere di oggi lo dimostrano. Non si riesce a comprendere chi possa o voglia remare contro e contro chi. Potremmo paragonare costoro a quel tale che, per indispettire la moglie, si fece evirare.
Vede dottor Lussana, il Pdl siamo noi, il Pdl è composto da gente che ha fiducia nel Presidente e molti di noi seguono il Cavalier Silvio sin da quando scese in campo nel lontano 1994. E non dimentichiamo che nessuno ci ha costretti, dopo il discorso del predellino, ad andare ai gazebo. Ci siamo recati volontariamente, sia per apporre la firma di adesione e sia per confortare amiche ed amici che con dedizione e sacrificio hanno dato vita ai gazebo stessi. Un enorme sacrificio, considerando i disagi che volontarie e volontari hanno affrontato.
Il Suo scoramento, dottor Lussana è anche il mio, è lo scoramento di chi confida negli eletti mandati a rappresentarci nei Municipi, Comuni, Province, Regioni, Camera, Senato. Loro sono i nostri rappresentanti e godono di illimitata fiducia e così anche per dirigenti, segreterie, direttivi ed i vari gruppi di lavoro che operano per dare vita al futuro Popolo delle Libertà. Non si può dubitare di loro.
«Qualcuno rema contro». Ho sentito le stesse parole all’inizio dell’estate. Avevo partecipato, unitamente a mia moglie, ad una riunione fra simpatizzanti FI/Pdl e, soffermandoci per gli ultimi saluti (ultimi nel senso buono, non fraintenda) una persona del gruppo fece presente quanto Lei ha scritto nell’editoriale del 16 settembre.
Che Genova sia una città difficile è risaputo. Che fra noi vi sia qualche persona frustrata che preferisce la castrazione ad un delizioso rapporto sessuale può anche esserci ma che dall’interno del Pdl si cerchi di sparigliare e distruggere quanto faticosamente si sta creando è semplicemente mostruoso.
Dobbiamo vigilare caro dottor Lussana. Chi ha i mezzi ne faccia uso. Lei è un bravo giornalista e sa scrivere articoli pungenti e provocanti. Usi la penna e distrugga chi ci vuole annientare. Uniamoci nello smascherare chi ostacola.
La saluto dottor Lussana. Lei ha ed avrà sempre la mia stima.
Enea Petretto

Il Pdl deve dare fiducia agli elettori
Penso che le delazioni siano senza dubbio pugnalate alle spalle, e che sarebbe meglio non riceverle, non ascoltarle e soprattutto non riportarle. Ma diciamocelo, fa parte del gioco. Fare il politico è un mestiere e conviene saperlo fare e tutelarsi. Succede in tutti i settori peraltro, è il prezzo della fama. Non si può condannare l'invidia e sperare che questo nuovo partito sia formato da Don Chisciotte e indenne dalle maldicenze.
Bisogna però distinguere. Quale sia l'autore della maldicenza. Se si tratta quindi di leggende metropolitane o di voci messe in giro ad arte da chi è dirigente o eletto, questi sono i veri untori e contro di loro per sottolineare la disapprovazione c'è un'arma sola: l'indifferenza.
Il nuovo partito potrebbe essere l'occasione per eliminare gli untori e assumere una veste sobria che abbia all'interno quella forza morale tale da espellere con i propri anticorpi il germe del pettegolezzo.
Quest'estate il pur antipatico intervento del vice presidente del consiglio regionale Luigi Morgillo verso i nostri due rappresentanti più battaglieri, Matteo Rosso e Gianni Plinio è stato fatto a viso aperto. Non che questo gli permetta di lavare i panni sporchi in piazza. Perlomeno non si è nascosto dietro alcun chiacchiericcio. Sebbene consideri altrettanto negativo il battibecco pubblico tra esponenti dello stesso partito.
Plinio (An) e Rosso (FI) sono due politici che dimostrano con le azioni, ancor prima dell'incontro di «Gorleri» che il Pdl esiste nei fatti. Forse il consigliere Morgillo ha delle fondamenta nelle sue critiche, ma non deve buttarle addosso al popolo degli elettori, che ha occhi per leggere e una testa per capire. In questo momento il Partito ha bisogno di dare fiducia agli elettori, di rassicurarli perché gli elettori sono orfani di un'ideologia che è scomparsa da entrambe le parti. Il Ministro Claudio Scajola, con il coordinatore regionale Michele Scandroglio e quello cittadino Roberto Cassinelli hanno trasmesso per la prima volta l'unità di intenti dei candidati che presentavano. E non era solo l'intento di accaparrarsi un incarico a Roma. Ma era l'unità di voler andare alla Regione con Sandro Biasotti (superando le note diffidenze), di voler continuare un pezzo di strada con Luigi Grillo (anteponendo l'unità di visione rispetto a presunti dissapori). L'unità ha portato il ministro Scajola ogni due per tre in occasione delle tante commemorazioni della vittoria, a parlare con gli elettori eppure avrà di meglio da fare nel suo poco tempo libero? A mantenere un legame con il territorio. Bene vorremmo continuare a crederci. Coinvolgeteci solo quando ci sono delle questioni serie e per piacere niente maldicenze.

Giudicati sulla capacità di amministrare
Egregio dott. Lussana, leggo con interesse il suo articolo «Dagli all’untore» e devo dire che mi trovo totalmente d’accordo. L’antico italico vizio di lanciare il sasso e nascondere la mano e/o i seguaci dell’antico detto «calunnia calunnia qualcosa resterà» sembra non vadano mai in vacanza... ma qui si rischia di farci male da soli: come giustamente lei dice in mancanza di avversari reali sembra che qualcuno abbia il gusto di creare problemi interni per chissà quali biechi interessi di (piccolissima) bottega, non capendo che tale atteggiamento alla lunga si ritorce contro tutti i rappresentanti del Popolo delle Libertà, che invece dovrebbe dedicarsi in modo unitario e compatto alla ricerca della soluzione dei (molti) problemi che pone la gestione della nostra Nazione. È su questo che saremo giudicati nelle prossime elezioni: sulla capacità di avere ben gestito le realtà che siamo chiamati ad amministrare siano esse grandi o piccole, non sui pettegolezzi e sulle divisioni interne.
Cordialmente.
Nicola Fossati