Così la «bomba a domicilio» cambierà l’arte della guerra

Massima precisione, effetti letali ridotti. Questa è la ricetta che sta applicando la Cia, così come il Pentagono, per continuare ad eliminare i nemici, i terroristi, i talebani, riducendo però al minimo il rischio di provocare vittime innocenti.
Tutto questo grazie a tecnologie sempre più sofisticate, al cui confronto le prime armi «intelligenti» impiegate durante la prima guerra del Golfo nel 1991... sembrano stupide.
La Cia ad esempio utilizza largamente nei cieli pachistani e afghani velivoli senza pilota di ogni tipo, anche molto piccoli, armati con missili altrettanto piccoli. Come lo Scorpion, un missile alato lungo poco più di mezzo metro, pesante 16 chili e che può colpire con precisione a distanze fino a 18 km. O il Viper Strike. Grazie a ordigni come questi è possibile eliminare un gruppo di guerriglieri che si crede al riparo in una capanna di fango e legno nel mezzo di un affollatissimo villaggio, senza che le casupole vicine subiscano un graffio. Questo non accadeva quando la Cia impiegava i missili Hellfire, che pure, pesando meno di 50 kg, sono comunque «leggeri». E così l'intensità e il numero degli attacchi può aumentare, mentre il numero dei caduti civili diminuisce e le autorità di Islamabad possono far finta di niente e non devono protestare. La stessa cosa accade in Afghanistan.
La maggiore precisione delle armi e dei sistemi di puntamento, guida e designazione dei bersagli fa sì che si possano usare armi sempre più piccole pur ottenendo comunque la letalità desiderata. Le bombe d'aereo «standard» da 227 kg vengono rimpiazzate da bombe, come le Sdb, che pesano meno della metà e che magari aggiungono al sistema di guida satellitare un secondo sistema di guida che interviene negli ultimi istanti del volo.
Addirittura sono state sviluppate bombe, le Flm, che non hanno più il tradizionale involucro di pesante metallo, che si frammenta in schegge all'esplosione, ma sono costituite da una leggera «pelle» in materiale compositi. L'effetto letale è ottenuto solo con esplosivo. E così il raggio d'azione della bomba si riduce a pochi metri. Molto di «moda» poi sono i razzi guidati, che pesano intorno ai 15 chili, colpiscono fino a 12-15 km e hanno sistemi di guida laser piuttosto precisi.
Il Pentagono è anche convinto di poter sostituire in molti ruoli anche le armi nucleari, rimpiazzate dai missili «per attacco globale». Ovvero i «vecchi» missili intercontinentali, lanciati da terra, come i Minuteman, da sottomarini, come i Trident, in grado di colpire un bersaglio nel giro di 20-30 minuti in ogni parte del globo e di eliminarlo con una carica esplosiva o semplicemente con la pura energia cinetica.
Molti studi infatti riguardano armi ad energia cinetica, come i cannoni elettromagnetici, che sparano metalli pesanti ad altissima velocità. Parallelamente si lavora anche alle armi ad energia diretta: le forze speciali americane impiegano i primi cannoni laser montati su aerei C-130 anche contro bersagli... umani. Il fascio di luce fa male solo al soggetto «illuminato»: nessun danno collaterale. Le armi laser conosceranno nei prossimi anni una larghissima diffusione. Sono in servizio anche armi elettromagnetiche, con effetti letali e non letali, nonché una molteplicità di armi che distruggono i sistemi elettronici, ma non sono pericolose per le persone. Almeno non direttamente.
Sono gli Stati Uniti a guidare questa corsa tecnologica. Gli stessi alleati europei e Nato o potenze come il Giappone faticano a tenere il passo. Qualcosa in Europa si fa, così come in Israele, che ha bisogno di soluzioni per evitare di compiere stragi quando combatte Hamas o Hezbollah, ma la leadership americana è indiscussa. E gli Usa sono anche in vantaggio nella guerra cibernetica e informatica, a dispetto di Cina ed affini, per non parlare di quella spaziale.
Quanto ai «cattivi», come l'Iran, nonostante i proclami bellicosi e la propaganda, non sono in grado di inventare nulla di nuovo. Posto che per loro non è importante non colpire gli innocenti o limitare i danni. L'obiettivo è anzi esattamente l'opposto, ecco perché si cerca di sviluppare l'arma nucleare, una tecnologia di 60 anni fa, e di «accoppiarla» a un missile che sia in grado di arrivare a Israele prima e in futuro fino agli Stati Uniti. Sono sistemi che Usa e Urss svilupparono negli anni Cinquanta. Però non è detto che un'arma «vecchia» non possa essere terribilmente efficace. Ecco perché non sono solo gli Usa ad impegnarsi per rallentare i programmi iraniani, nella consapevolezza che se Teheran avrà la bomba tanti altri che oggi non la possiedono saranno costretti a procurarsela a loro volta.