«Così calpesta i princìpi Ue E l’Italia tornerà a essere il ventre molle dell’Europa»

Mantovano: «Il nostro Paese sarà luogo prediletto degli immigrati proprio mentre i vicini stanno adottando leggi più rigorose»

Anna Maria Greco

da Roma

«In materia di immigrazione l'Italia vuole rimanere in Europa o tornare a essere il “ventre molle” del Mediterraneo?». La domanda provocatoria, Alfredo Mantovano, ex sottosegretario di An all’Interno, la rivolge al presidente del Consiglio Romano Prodi, criticando le ultime dichiarazioni del neoministro del Prc per la Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, a favore della regolarizzazione degli extracomunitari che hanno già un lavoro, dell’istituzione del «permesso di ricerca lavoro» e del superamento dei Centri di permanenza temporanea per i clandestini.
Lei è contrario su tutta la linea?
«Vorrei capire quale sarà la politica del nuovo governo in materia di immigrazione. Da un lato, il programma illustrato dal premier è estremamente generico e, dall’altro, uno dei ministri interessati fa proposte allarmanti. A questo punto, venga in Parlamento Prodi o chi per lui e ci faccia capire che cosa si intende fare e quali sono gli adattamenti alla legislazione vigente che si vogliono realizzare. Noi lo spiegammo chiaramente quando nacque il governo Berlusconi e solo un anno dopo varammo la Bossi-Fini. Chiedo che questo governo faccia chiarezza con altrettanta tempestività, almeno sulle linee-guida».
Che cosa la preoccupa, in particolare, delle dichiarazioni del ministro Ferrero?
«Se fosse realizzato solo la metà di quello che prospetta, si cancellerebbe il collegamento tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro che è uno dei cardini delle politiche europee sull’immigrazione. Succederebbe che un clandestino entrato in Italia, potrebbe iniziare a lavorare in nero e poi, con l’autodenuncia, sarebbe regolarizzato. Se questo è il meccanismo immaginato dal governo il nostro Paese si porrebbe al di fuori del sistema giuridico europeo, rinnegandone i principi fondamentali. E, mentre i Paesi confinanti (come la Francia) adottano leggi più rigorose, noi torneremmo a essere, come all’epoca del primo governo Prodi, il luogo prediletto di approdo dei clandestini di tutto il Mediterraneo, mentre da agosto 2002 sono finiti gli sbarchi in 2 delle 3 regioni prese d’assalto, Puglia e Calabria».
I Cpt sono stati istituiti con la legge Turco-Napolitano e l’attuale presidente della Repubblica li ha sempre difesi. Ferrero, invece, vuole chiuderli.
«Domando sempre a Prodi: se un clandestino viene intercettato in Italia e non se ne conosce l’identità e quindi il Paese di provenienza per un eventuale rimpatrio, dove lo metto? Ricordo bene la polemica della scorsa estate dell’attuale presidente Napolitano contro il governatore della Puglia, Nichi Vendola, che voleva chiudere i Cpt. E sono d’accordo con lui: non c’è alternativa».
La Turco sembra fare una distinzione tra i Cpt della sua legge e quelli concepiti e gestiti dalla Bossi-Fini.
«Sono d’accordo, se vuole dire che quelli ai tempi della Turco-Napolitano erano luoghi dove gli extracomunitari bruciavano i materassi e staccavano le grate dalle finestre, dicendo che non ci si poteva vivere e quelli realizzati dal nostro governo hanno l’aria condizionata e la sala-tv, come l’ultimo nato a Gradisca d’Isonzo (Gorizia). Riconosco che è naturale che all’inizio di un’esperienza tante cose non vadano e che debbano essere migliorate strada facendo, ma anche chi ha vinto le elezioni oggi dovrebbe riconoscere che non sono i lager di cui si parla. I Cpt sono migliorabili, ma insostituibili».
Come la pensa sul «permesso di ricerca lavoro»?
«Ciò che garantisce agli extracomunitari di non cadere nelle maglie del lavoro nero all’arrivo in Italia è il fatto di avere già un’occupazione. Altrimenti, saranno sfruttati. Se ci sono settori particolari che richiedono modifiche della legge, come per le colf o le badanti che necessitano di un rapporto diretto con il datore di lavoro, discutiamone con molto pragmatismo. Ma i principi di fondo devono essere chiari».