Così calpestano la libertà religiosa

Caro Dottor Lussana, La ringrazio per aver dato rilievo allo scandaloso comportamento dell'amministratore apostolico della diocesi di Savona-Noli. Non solo si tratta di un abuso di potere, di non rispetto del pluralismo e della tanto sbandierata «libertà religiosa», ma principalmente di totale mancanza di carità e di disprezzo verso quella che è la più importante legge della Chiesa: «salus animarum prima lex» (la salute delle anime è la prima legge). Se dei fedeli desiderano pregare e frequentare delle funzioni religiose secondo forme a loro più consone, che sono utilizzate dalla Chiesa da decine di secoli e sono sempre state legittime, nessuno, nemmeno il Papa o il Vescovo diocesano possono impedirlo, figuriamoci un amministratore apostolico.
La Chiesa, oltre ad essere il Corpo Mistico di Gesù Cristo, è una società visibile che ha delle leggi e delle regole poste non solo a difesa della dottrina e della morale, ma pure dei fedeli per impedire abusi come questo, che sicuramente sarà denunciato alla competente Commissione Pontificia.
Colgo l'occasione per ricordare che l'attuale rito cd. di Paolo VI non è «la messa del Concilio», ma fu composta a tavolino negli anni successivi ed entrò in vigore alla fine del 1969. Il rito cd. di San Pio V è in realtà quello che era usato da tempi immemorabili - basti pensare che l'ultima modifica al Canone la fece San Gregorio Magno ai primi del VII secolo - e che papa Ghisleri si limitò a codificare, dato che nel tardo medio evo erano sorte miriadi di riti e che l'eresia protestante aveva creato non poca confusione anche tra i cattolici, lasciando in vigore i riti che potessero dimostrare almeno due secoli di storia, come l'ambrosiano, il domenicano e diversi altri.
Sarebbe bene non insistere sulla posizione del sacerdote «con le spalle ai fedeli», dato che qui a Genova il Cardinal Siri, pur introducendo la nuova messa, aveva per molti anni proibito di variare gli altari; lo fece alla fine del suo mandato per non mettere in imbarazzo il suo successore, che era invece favorevole alla novazione. Va ancora precisato che mai nel Concilio si era ventilata una tale ipotesi. Entrambe le forme sono legittime, purché al centro ci sia N.S. Gesù Cristo, come il Santo Padre ha potuto finalmente evidenziare, grazie al sostegno del nostro mons. Guido Marini durante la recente cerimonia per la consegna delle berrette cardinalizie.
Benedetto XVI non ha fatto altro che rimediare a tanti abusi commessi fin nelle più alte sfere della Chiesa e che acconsentire a quella che fu una semplice richiesta fatta da Mons. Lefèbvre all'inizio del suo contenzioso con Roma: «Lasciateci fare l'esperimento della Tradizione!». I fedeli che amano questa liturgia non chiedono altro e qui a Genova dobbiamo essere grati al Cardinal Bertone ed al suo illustre Successore di aver non solo dato questa opportunità, ma di averla con molta benevolenza sostenuta.
Con i miei più cordiali saluti.