"Così cambierò l’Italia", Berlusconi s’insedia con la fiducia del Senato

Nuove aperture all’opposizione. Poi la battuta: "Cito troppo la crescita? Una parola che forse ho dentro perché dicono che sono un nano"

da Roma

«Vogliamo cambiare l’Italia». Silvio Berlusconi ripete nell’aula del Senato, un attimo prima di ottenere la fiducia dall’assemblea di Palazzo Madama, le parole utilizzate nel 2001. Ora, però, grazie alla realizzazione di «un sogno a lungo inseguito: una democrazia finalmente bipolare», la possibilità di cambiare il Paese la vede a portata di mano. «Si sta avviando un clima parlamentare nuovo - sottolinea il presidente del Consiglio - all’insegna del dialogo e del rispetto reciproco, senza confusione di ruoli, senza ambiguità, alla luce del sole, senza sospetti e senza intrighi consociativi».
Da qui, la volontà di instaurare «una pratica di incontri continuativi» con il leader dell’opposizione, il segretario del Pd, Walter Veltroni. E il primo degli incontri è in programma per oggi all’ora di pranzo a Palazzo Chigi.
E a conferma del nuovo «clima», Berlusconi annuncia la sua disponibilità all’introduzione (chiesta da Enrico Morando, Pd) di uno «statuto dell’opposizione». «Condivido la sua proposta. È utile al buon funzionamento delle istituzioni». «Chi oggi è al governo, nella logica dell’alternanza, domani si potrà trovare all’opposizione. Questo statuto - prosegue - sarà tanto più efficace se provvederemo quanto prima alla riforma dei regolamenti parlamentari: quale premessa della più ampia riforma bipartisan dell’architettura istituzionale e delle leggi elettorali».
Berlusconi, poi, allenta la solennità dell’Aula con una battuta. Per spunto, ancora una volta, un’osservazione di Morando. «Il senatore Morando mi ha fatto notare che alla Camera ho citato 14 volte la parola “crescere”. Forse è un termine che ho dentro - sorride - dal momento che mi dicono che sono un nano».
Il presidente del Consiglio, poi, ribadisce che la sua intenzione di «cambiare l’Italia» dovrà avere un supporto da «quell’ottimismo che, visto il difficile momento di crisi internazionale e nazionale in cui siamo e saremo chiamati a operare, non sarebbe fuori luogo accostare a quella lungimirante e visionaria follia di cui Erasmo da Rotterdam ha tessuto l’elogio».
Ottimismo e follia per uscire da una «situazione difficile» senza «perdere tempo in contrapposizioni sterili e pregiudiziali». E per venire fuori dalle secche di una crisi economica, il governo presenta il suo programma. «È il nostro contratto assunto con gli elettori», sottolinea Berlusconi.
Ed a Palazzo Madama ribadisce che mercoledì prossimo il Consiglio dei ministri, riunito a Napoli, adotterà i primi provvedimenti di quel programma «in materia di sicurezza e a sostegno delle famiglie penalizzate dal carovita». Si tratta - spiega - di interventi per il «sostegno dei redditi dei lavoratori pronti ad impegnarsi di più per sostenere la produttività delle imprese e l’abolizione dell’Ici sulla prima casa. Avere un tetto è uno dei diritti naturali ed è quindi giusto salvaguardarlo al massimo, anche dalle pretese del fisco».
Sempre per restare sul programma, il presidente del Consiglio risponde ad Ermete Realacci che lo aveva accusato di aver dimenticato l’ambiente dai precedenti interventi. Per colmare la lacuna, Berlusconi osserva: «Siamo convinti che non ci sia contrapposizione fra sviluppo e salvaguardia ambientale, ed è anche per questo che pensiamo che la politica dei “no” non sia quella giusta». E per restare sui punti del programma, Berlusconi ribadisce che il rilancio del nucleare rappresenta «una scelta indispensabile, con le cautele dovute, non soltanto per garantire l’energia necessaria al nostro futuro, ma anche per tutelare meglio l’ambiente in cui viviamo».
Il presidente del Consiglio poi dice apertamente di apprezzare che il confronto politico stia avvenendo «sui contenuti». «Per me è una grande gioia e soddisfazione», dice. Ed alla fine del suo intervento stringe la mano a Francesco Rutelli nell’aula del Senato. Pochi minuti prima aveva particolarmente apprezzato l’intervento pacato di Anna Finocchiaro, al punto di dirle «brava» a voce alta.
Al secondo voto di fiducia, il Berlusconi IV incassa 173 voti a favore, 137 contrari e due astenuti.