Così un carabiniere diventa «angelo» del suo quartiere

Non un semplice agente pronto ad imporre il rispetto della legge. Da tre anni Mimmo è anche amico, confidente e difensore degli abitanti di via Padova

Quel pomeriggio il sospettato si era avvicinato con aria furtiva alla vettura, quindi aveva estratto un lungo cacciavite e si era messo ad armeggiare con la serratura. Ma prontamente su di lui era piombato il carabiniere di quartiere che l’aveva bloccato.
«Peccato - ricorda ora sorridendo il militare - che l’auto fosse sua. L’uomo aveva perso le chiavi e doveva recuperare in tutta fretta una borsa. Per dimostrarlo ha telefonato alla moglie che è scesa con i documenti. Be’ cosa potevo dirgli? La prossima volta chiami un meccanico, darà meno nell’occhio».
Questo è solo uno dei tanti piccoli ricordi di Domenico Caradonna, 25 anni, da sei in forza alla stazione di Gorla-Precotto, e da tre carabiniere («scelto», come tiene giustamente a precisare) del quartiere attorno a via Padova. Tanto che adesso per tutti è semplicemente «Mimmo». Ogni giorno scarpina su e giù chiacchierando con i commercianti e custodi, raccogliendo notizie, registrando facce o fatti «strani».
«Il nostro compito infatti è quello di segnalare anomalie, che poi, nel corso delle “istruzioni settimanali” con il comandante di stazione, possono diventare spunti investigativi su droga, criminalità comune, terrorismo», spiega Mimmo, ormai immerso nel suo ruolo. «Ruolo voluto e cercato. Mi piace stare a contatto con i cittadini, parlare, capire i loro problemi, cercare di aiutarli».
Così tre anni fa, quando il governo ha avviato l’esperimento, è stato il primo a farsi avanti. Quindici giorni di corso a Velletri, per imparare a padroneggiare la nuova attrezzatura (manganello «tonfa», radio, pc palmare, spray antiaggressione), seguire lezioni di psicologia e corsi di autodifesa, quindi le prime ronde. Da solo, a differenza dei poliziotti che vanno in coppia. Secondo il Comando generale dell’Arma, questo facilita il contatto con i cittadini.
«Contatto che del resto non è mai mancato - sorride ancora Mimmo aprendo il libro dei ricordi -. Hanno iniziato subito a fermarci, soprattutto i vecchietti, i più indifesi. C’è una signora che ogni giorno mi offre le caramelle, che io devo ovviamente accettare. Quella che si lamenta per i vicini con il volume del televisore troppo alto o con la mania di sfamare i piccioni che poi sporcano. E io devo cercare di mediare, richiamare, ammonire, sono quasi un assistente sociale».
Poi ci sono anche gli interventi «seri», come i tre zingari presi dopo un taccheggio al supermercato. Il ladro visto uscire da una finestra e prontamente bloccato. O il bimbo solo in casa che stava cadendo dalla finestra. Mimmo è stato anche il primo a intervenire quando un vecchietto è volato dalla scale, finendo privo di sensi a faccia in giù sul pianerottolo. «Al di là di questi episodi, credo che comunque la nostra presenza sia un forte deterrente per la criminalità da strada. Non ho statistiche per dimostrarlo, ma le segnalazioni di furti o scippi sono drasticamente diminuite dopo pochi mesi di servizio».
Nessun problema di psicosi attentati. «Nella mia zona c’è una fortissima presenza di stranieri, ci sono anche due moschee. Eppure, anche dopo le bombe di Madrid e Londra, non c’è stato allarme. Nessuno infatti mi ha ancora fermato per indicarmi presunti covi di attentatori».