Così la carta riciclata diventa musa per gli artisti

Sabrina Vedovotto

Due mondi apparentemente lontani che si stringono per darsi una mano. L’arte che viene in soccorso della natura, e la natura che si pone come oggetto di indagine per l’arte.
L’arte può salvare il pianeta? Can art save the planet? È la domanda, ovviamente retorica, che dà il titolo a questa mostra, realizzata in occasione del quarantesimo anniversario della fondazione del Wwf, curata da Ludovico Pratesi. Quindici artisti, tra i più rappresentativi del panorama internazionale, chiamati a porsi l’interrogativo, punto di partenza anche per una riflessione a più ampio spettro. Tutti sono partiti da un elemento comune, la carta. Si tratta infatti di un tipo di carta assolutamente originale, ovviamente riciclata, che è stata consegnata ad ognuno di loro. Da questo unico punto di partenza, le occasioni di riflessioni sono state molte.
Gli artisti invitati hanno preso spunto, chi in maniera più esplicita, chi in modo meno evidente, e si sono posti di fronte al medesimo interrogativo. I lavori, che verranno battuti all’asta il prossimo 15 novembre alle ore 19 presso Villa Massimo, dove si tiene la mostra, mostrano ognuno segni del disagio che leggiamo in questo mondo così profondamente dilaniato.
Tra tutte le opere in mostra, quella di maggiore valore è certamente il lavoro di Emilio Vedova, morto pochissimo tempo fa. Nonostante la sua età l’artista infatti aveva entusiasticamente accettato di partecipare all’evento, proprio perché sensibile alle problematiche prese in esame. L’improvvisa morte della moglie e la sua enorme sofferenza gli hanno impedito però di realizzare un lavoro ad hoc, preferendo dunque inviare quello presente in mostra, che è ugualmente pervaso di forti suggestioni.
Anche il lavoro di Kounellis sembra sposare in pieno le tematiche prese in esame. Un fiore nero, a rappresentare la malattia di questo mondo, che non è più in grado di creare fiori dai colori naturali. Pistoletto invece dichiara anche in questo caso la sua manifesta posizione politica, nel senso più vero della parola, realizzando un albero che rappresenta la società, dai cui innesti sembra rinascere l’arte.
Richard Long, sicuramente l’artista più interessato ai temi legati all’ecologia, ha creato un lavoro con le impronte delle sue dita impresse precedentemente nel fango. In mostra anche Spalletti, Tony Cragg, Enzo Cucchi, Candida Hofer, Rebecca Horn, Joseph Kosuth, Luigi Ontani, Mimmo Paladino, Michelangelo Pistoletto, Katharina Sieverding, Gilberto Zorio.
Informazioni utili: fino al 15 novembre nei locali dell’Accademia tedesca Villa Massimo.