«Così, per caso, ho scoperto la pergamena con la confessione perduta dei Cavalieri»

Barbara Frale, 37 anni, di Viterbo, è la studiosa che ha ritrovato nell’Archivio Vaticano la pergamena, vecchia di 700 anni e di cui nessuno sospettava l’esistenza, che contiene la parte più segreta del processo ai Maestri Templari. Una scoperta clamorosa, consegnata lo scorso anno al libro I Templari (Il Mulino) agitando il mondo degli storici, e non solo.
Professoressa Frale, come avvenne la scoperta?
«Lavoravo da poco all’Archivio Vaticano, dove già avevo fatto la tesi di dottorato. Stavo studiando dei documenti originali che mi interessavano e un giorno, era il 2001, mi accorsi che una pergamena, inventariata per un errore di archiviazione risalente al XVII secolo come un’inchiesta di nessuna importanza, in realtà era nientemeno che la trascrizione dell’interrogatorio che nel 1308 il Gran Maestro e gli alti dignitari Templari sostennero davanti ai legati del Papa, e non agli inquisitori o agli sgherri del re di Francia».
Cosa provò?
«Non volevo crederci. Feci di volata le quattro rampe di scala e piombai nello studio del Prefetto dell’Archivio. Ero senza fiato, sconvolta. Mi rispose con calma: “Dottoressa, guardi che questo archivio è immenso, c’è di tutto. La sua è solo una delle scoperte possibili qui”».
Cosa c’è in quella pergamena?
«La prova che i Templari non erano eretici. Ai legati del Papa, che li interrogarono nel castello di Chinon, sulla Loira, di nascosto dal Re di Francia, i capi Templari confessarono molti malcostumi dell’Ordine, come i rituali di iniziazione apparentemente blasfemi imposti come prove di coraggio e senza adesione dell’anima, ma non la colpa che il re di Francia aveva estorto loro con le torture, cioè l’eresia. E il Papa infatti obbligò i Cavalieri a chiedere perdono, e poi li assolse reintegrandoli nella religione cattolica, pur non riuscendo a salvarli. Per 700 anni si è creduto che i maestri Templari morirono dannati, e invece questa pergamena li assolve».