«Così Confidi Systema! aiuta le pmi a crescere»

Il direttore generale: «Abbiamo erogato 1,5 miliardi all'economia reale in soli tre anni»

Gian Maria De Francesco

«Noi siamo rinati nel 2016 per effetto di un'operazione straordinaria di fusione tra confidi che facevano riferimento a mondi diversi come Confindustria, Confagricoltura e Confartigianato e il nostro primo piano industriale 2016-2018 era orientato a costruire qualcosa che potesse integrare l'offerta tradizionale di garanzie per i finanziamenti con finanza di proprietà che è stata indirizzata dagli investimenti tradizionali a sbocchi nell'economia reale». Andrea Bianchi, direttore generale di Confidi Systema! presenta così una delle più grandi realtà italiane nel settore dei confidi che ha chiuso il 2018 con un Total capital Ratio pari al 20,79% a fronte di una copertura delle sofferenze superiore al 77 per cento. Le garanzie prestate si sono attestate a 293 milioni di euro (+2,5% annuo, 834 milioni nel triennio 2016-2018).

Dottor Bianchi, come si è strutturato il vostro rinnovato modello di business?

«La ricchezza finanziaria della famiglie ammonta a circa 4.300 miliardi. Da una parte, il calo dei consumi e degli investimenti ha determinato un accumulo dei risparmi. Dall'altro lato, le dinamiche della regolamentazione bancaria e i nuovi principi contabili internazionali portano a restringere il credito che è calato di 350 miliardi negli ultimi 7 anni (-48 miliardi nel solo 2018; ndr). Noi abbiamo cercato di ritagliarci un ruolo diventare attrattivi verso un sistema Paese caratterizzato da un ricorso maggiore alla liquidità e sempre meno esposto sul medio termine».

Verso quali direttrici vi siete attivati?

«Abbiamo sviluppato tre differenti soluzioni. In primo luogo, il bridge financing con il quale copriamo direttamente il periodo tra la richiesta di un finanziamento bancario da noi garantito e la sua erogazione. Abbiamo inoltre investito in minibond e microbond short term per sostenere le aziende. Infine abbiamo collaborato con piattaforme di direct lending. Insomma, ci siamo messi in gioco e in tre anni su 1.500 milioni veicolati all'economia reale 1.200 sono derivanti da collaborazioni con banche e 300 da bond e collaborazioni con banche e fintech».

Qual è l'ultima soluzione proposta?

«Abbiamo lanciato due fondi di investimento alternativo impegnati nel credito alle pmi. Systema.Credit Fund, questo il suo nome, ha come target di raccolta 50 milioni di euro e un primo closing a 30 milioni. Prevede, inoltre, circa 90 investimenti al mese e oltre 4mila prestiti per tutta la durata di vita del fondo. I finanziamenti avranno importo compreso tra 30mila euro e 1 milione di euro. Confidi Systema! sarà l'originator sul territorio e tramite le associazioni di riferimento veicoleremo l'opportunità delle imprese e faremo da garanti convincendo gli imprenditori ai investire considerando che sull' 80% del prestito ci assumiamo il rischio facendo da schermo agli investitori con un processo istruttorio di mitigazione del rischio».

Confidi Systema!, perciò, ha così cercato di interpretare un cambiamento necessario per il mondo del credito?

«È un'iniziativa che va nel solco di un impegno forte per cercare di costruire una visione diversa fra credito erogato dalle banche e credito erogato da altri soggetti perché il sistema bancario fa fatica da solo a sostenere questo impegno. In somma, è il modello di business nel suo complesso a essere cambiato».

Come aiuterete le aziende nello shift tecnologico?

«Per competere in maniera efficace c'è bisogno di mettere a fattor comune le diverse competenze. La tecnologia è necessaria, anche se non può sostituire l'attività dell'uomo, ma è un vantaggio competitivo ed è qui che la finanza deve intervenire».