Così la Convenzione dell’Aja tutela l’interesse del minore

Firmata nel 1993, regola 39 Stati tra cui anche l’Italia

Nell’ambito delle adozioni internazionali una grossa parte della responsabilità nelle lungaggini burocratiche per l’affidamento del minore è dovuta ai rapporti diplomatici tra il nostro Paese e lo Stato di appartenenza del minore. Esiste un accordo internazionale, la Convenzione dell’Aja, che dal 1993 regola le pratiche di adozione tra gli Stati firmatari, assicurando la massima trasparenza e la tutela dei diritti del minore soprattutto.
La Convenzione dell’Aja, come viene esplicitato nel suo stesso testo, ha come scopo principale quello di stabilire garanzie affinché le adozioni internazionali si svolgano nel superiore interesse del minore e nel rispetto dei diritti fondamentali che gli sono riconosciuti dal diritto internazionale, oltre al fatto di instaurare un sistema di cooperazione fra gli Stati contraenti al fine di assicurare il rispetto di queste garanzie, nonché prevenire il fenomeno della sottrazione e della vendita di minori.
Ne sono membri finora i seguenti Paesi: Messico, Romania, Sri Lanka, Cipro, Polonia, Spagna, Ecuador, Perù, Costa Rica, Burkina Faso, Filippine, Canada, Venezuela, Finlandia, Svezia, Danimarca, Norvegia, Olanda, Francia, Colombia, Australia, El Salvador, Israele, Brasile, Austria, Cile, Panama, Italia, Repubblica Ceca, Repubblica Slovacca, Germania, Slovenia, Bolivia, Bulgaria, Lussemburgo, Svizzera, India, Lettonia, Regno Unito. In Italia è stata ratificata nel 1998, con l’istituzione degli Enti autorizzati dalla Commissione a svolgere parte dei compiti propri dell’Autorità centrale. \