Così le Coop controllano un supermercato su 4

In Emilia Romagna possiedono il 67% delle catene alimentari, a Modena il 74. Senza rivali in Liguria

Stefano Filippi

I dati Ac-Nielsen dicono che la quota è del 25,7 per cento. Nelle rilevazioni Infoscan si sale al 26,7. È il potere delle coop, il tentacolare colosso che domina iper e supermercati. Oltre un quarto della grande distribuzione alimentare in Italia è targato Lega delle cooperative: le «nove sorelle» a marchio Coop e i Conad. Il concorrente più insidioso (si fa per dire) è la catena francese Carrefour, che supera di poco il 10 per cento. Seguono Auchan, Selex, Sidis, Esselunga e sigle minori. Un predominio indiscusso e inattaccabile.
Come hanno fatto le coop a conquistare questo primato? Con un regime fiscale di assoluto favore, un assetto societario blindato e la possente leva finanziaria del prestito sociale. E con un sistema illustrato in una recente intervista a Repubblica da Leonardo Del Vecchio, patron di Luxottica che con la famiglia Benetton aveva rilevato i marchi Gs e Autogrill dall’Iri-Sme. È uno scenario simile a quello sintetizzato da Silvio Berlusconi, cioè la triangolazione fra coop, partito (Pci-Pds-Ds) e amministrazioni locali di sinistra. Il re degli occhiali spiega dunque così la decisione di vendere i negozi Gs a Carrefour: «Succedeva che per due, tre anni trattavamo le licenze commerciali con un Comune. Concedevamo tutto quello che chiedevano: costruzione di scuole, verde pubblico, servizi sociali. Tutto a posto, eppure alla fine la licenza ci veniva negata. E in seguito il terreno se lo prendevano le Coop».
Un esempio? Lo racconta l’ex ministro Carlo Giovanardi in un libretto intitolato «La coop sei tu, chi può fare di più?». Primi anni ’90: Esselunga voleva trasferire e allargare il supermercato di Sassuolo. L’amministrazione di sinistra bocciò tre volte la domanda di trasferimento; quando arrivò il nulla-osta dalla Regione Emilia Romagna, lasciò trascorrere i 30 giorni entro i quali doveva adottare il provvedimento di sua competenza e poi fece ricorso al Tar sbandierando una memoria redatta dalla Coop Estense. Esselunga dovette alzare bandiera bianca mentre, in quegli stessi mesi, a Modena la giunta di sinistra si batteva per il terzo ipermercato Coop.
In Emilia Romagna le coop, con un fatturato che nel 2004 ha sfiorato i cinque miliardi di euro, controllano il 67 per cento della grande distribuzione alimentare: in Lombardia nessuna catena raggiunge il 10 per cento. Nella provincia di Modena la percentuale balza al 74 per cento: 66 supermercati su 90 sono Coop o Conad e le relative società Coop Estense e Nordiconad sono al secondo e al quarto posto nella classifica delle maggiori aziende della provincia per fatturato annuo, dietro rispettivamente alla Ferrari e all’Inalca. In Liguria le coop hanno il monopolio assoluto degli ipermercati: Carrefour, che pure ha vinto tutti i ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato, è ancora al palo mentre la catena Iper ha ripiegato su tre strutture nell’Alessandrino presso i confini liguri (Serravalle Scrivia, Pozzolo Formigaro, Tortona).
Le cooperative della grande distribuzione rappresentano l’82 per cento degli iscritti alla Legacoop e il 42 per cento del suo fatturato. I 1.297 punti vendita Coop (43 nuove aperture nel 2005) e gli oltre 6,2 milioni di soci (più 5,1% nel 2005 rispetto al 2004) sono strutturati su base territoriale: la maggiore è Unicoop Firenze di Turiddo Campaini (fatturato di 1.900 milioni di euro) seguita da Coop Adriatica di Pierluigi Stefanini (1.720 milioni) e Coop Estense di Mario Zucchelli (1.181 milioni). Il perno del gruppo è Coop Italia, la centrale acquisti e marketing che gestisce approvvigionamenti e politica commerciale, guidata da Vincenzo Tassinari. I settori di business sono in continua espansione: librerie (operazione guidata da Romano Montroni, ex direttore delle librerie Feltrinelli), farmacie, distributori di carburante e in prospettiva telecomunicazioni ed energia. «Vogliamo intervenire su tutto ciò che è sottoposto a tariffa, in maniera diretta e indiretta», dice Aldo Soldi, presidente dell’Ancc-Coop.
In Europa una presenza così massiccia delle coop nella grande distribuzione non ha uguali. In Francia il movimento mutualistico è stato oscurato dai giganti privati Carrefour, Intermarché, Auchan, Casino, Leclerc; idem in Germania, dove il mercato è in mano ai gruppi Metro, Rewe e Edeka. Nemici temutissimi, spauracchi già presenti anche in Italia dove hanno acquisito - oltre ai Gs - anche Standa (Rewe), Rinascente e Sma (Auchan). Ma anche le coop hanno aiutato la calata dello straniero: Conad ha un patto d’acciaio con Leclerc. E nel febbraio scorso ha fondato Coopernic assieme alle catene Colruyt (Belgio), Coop Suisse (Svizzera), Rewe e la stessa Leclerc per realizzare una nuova centrale d’acquisto continentale. Protezionisti se si tratta del destino di Esselunga, aperti verso l’estero quando si firmano accordi commerciali.