Così la crisi ha cambiato il libero mercato

Negli Stati Uniti il Governo è stato più volte indicato come interventista e la sua strategia di salvataggio per le banche come «nazionalizzazione»; idem in Gran Bretagna nel caso di Royal Bank of Scotland. Quello di mantenere definiti i limiti tra politica ed economia, evitando di mischiare i rispettivi ruoli ed il rispettivo operato, è un tema mai come oggi attuale. Ed è proprio «Mercato libero o intervento statale?» l'argomento della quarta edizione del convegno organizzato dalla Fondazione prof. Paolo Michele Erede alla luce della crisi economica mondiale e degli avvenimenti sui mercati finanziari. La dottrina liberale è stata messa in discussione dagli eventi internazionali e dalla crisi globale, ed è stata messa in discussione dagli oratori del convegno. Il professore dell'Università degli Studi di Pavia, Alessandro Cavalli, il collega dell'Università degli Studi di Genova Dino Cofrancesco ed il giornalista de Il Giornale Massimiliano Lussana si sono alternati in interventi che hanno gravitato attorno ad un unico quesito: la crisi ha cambiato i termini del dibattito tra mercato libero o intervento statale? È effettivamente possibile che il mercato si autoregoli senza interventi esterni? Alessandro Cavalli è convinto che le recenti turbolenze economiche abbiano lasciato un segno: la mancanza di regole sui mercati portano ad un malfunzionamento del meccanismo e talvolta alla produzione di danni. Per questo il compito dello Stato è quello di imporre regole senza essere pervasivo, senza interferire nel regolare funzionamento del mercato.