«Così è crollato l’ennesimo teorema politico-giudiziario»

L’esultanza di Bondi. Cicchitto (Fi): «Era un reato inesistente». An: «Ora è chiara la persecuzione contro il premier»

Anna Maria Greco

da Roma

«Cadono una dopo l'altra tutte le accuse a Silvio Berlusconi, ma chi lo ripaga di tutto ciò che ingiustamente ha subìto e patito in questi 11 anni?». Il coordinatore di Fi Sandro Bondi coglie, innanzitutto, il significato politico della sentenza d'appello del processo chiamato «Toghe sporche», in particolare per la parte sul Lodo Mondatori, per i suoi riflessi sulla posizione del premier.
La sentenza d’appello Imi-Sir, per Bondi, «spazza via l'ennesimo teorema politico-giudiziario costruito e mette a tacere quanti si appigliavano alla prescrizione scattata a suo tempo per indicarlo ugualmente come colpevole». Quanto alla condanna a Cesare Previti l’azzurro esprime solidarietà all’ex ministro azzurro, «nella convinzione che saprà far valere i suoi diritti e la sua innocenza in Cassazione».
Dentro il partito del Cavaliere si respira aria di vittoria, mentre gli alleati della Cdl centellinano i loro commenti e dall’opposizione si alza un silenzio assordante, rotto solo dalla voce di Antonio Di Pietro che chiede, ora e sempre, le dimissioni del premier.
Carlo De Benedetti è «il vero sconfitto di oggi», afferma il vicecoordinatore di Fi Fabrizio Cicchitto. «Così come per la Sme, anche per il Lodo Mondadori non c'è stata un'assoluzione degli imputati per non aver compiuto un reato - sottolinea il deputato -, bensì perché il reato non esiste proprio».
Gaetano Pecorella e Niccolò Ghedini, deputati azzurri e legali del premier, sono soddisfatti per la «piena giustizia» ottenuta da Berlusconi e «sconcertati» dalla condanna di Previti. «Si chiude un’epoca - dice Ghedini -, quella in cui si definiva Berlusconi un corruttore». Il parlamentare di Fi considera la sentenza «molto importante», perché conferma la tesi della difesa del presidente del Consiglio: il fatto non sussiste. «La Corte d'appello - aggiunge Ghedini - ha fatto giustizia di un massacro mediatico durato 10 anni, in cui Berlusconi è stato sottoposto ad una gogna mediatica e politica che ha condizionato questi 4 anni di legislatura». Pecorella, però, avrebbe voluto di più. Berlusconi è uscito dal processo con una dichiarazione di prescrizione disposta in appello e confermata in Cassazione. Ma dopo le assoluzioni di ieri per il Lodo Mondadori questa decisione «è ancor più limitata e ingiusta». Rimane il fatto, conclude il presidente della commissione Giustizia della Camera, che «per la seconda volta si afferma che non ci fu alcuna attività corruttiva per il Lodo Mondadori». Proprio in questo «quadro di assoluzioni per tutti i rimanenti addebiti di corruzione» i due legali considerano tanto più sorprendente la condanna di Previti per la causa Imi-Sir.
«Credo che chi abbia imbastito speculazioni su quella vicenda - dice Maurizio Gasparri di An - debba fare delle profonde riflessioni su una sentenza che sgombra il campo da tanti attacchi». Si dimostra che «da sinistra politica e giudiziaria c'è stata persecuzione contro Berlusconi e suoi collaboratori», incalza Enzo Fragalà di An. I giustizialisti «oggi hanno un argomento in meno», aggiunge il segretario del Nuovo Psi Gianni De Michelis. «Per metà l'accusa si è dimostrata insussistente: questo dimostra il criterio approssimativo, per non dire altro, della Procura prima e del giudizio di primo grado poi», commenta l’azzurro Alfredo Biondi.
Nel gioco del bicchiere metà pieno e metà vuoto il Verde Paolo Cento ha un’ottica opposta. Secondo lui è confermata «gran parte dell’ipotesi accusatoria» e comunque la sentenza non deve servire all’ «ennesima campagna di strumentalizzazione della destra». Accettiamo «con rispetto» le sentenze, assicura Enrico Boselli dello Sdi, ma il leader dell’Italia dei valori Di Pietro va al contrattacco. «Dopo la conferma della condanna di Previti è giunta l'ora di affrontare politicamente l'anomalia istituzionale che lui ed il gruppo di persone che gli girano attorno, a cominciare dal premier , rappresentano per la stabilità e la credibilità del Paese».

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