Così crollavano gli «alibi» del sangue e dei tanti killer

Le tracce di sangue. Secondo chi sostiene che non c’erano prove per accusare Luca Delfino, è impossibile che la Scientifica non abbia trovato tracce di sangue sugli abiti del sospettato. Anche se lui stesso ha provveduto immediatamente a lavarli in lavatrice, insieme alle scarpe, subito dopo il delitto. E qui altri passi dell’interrogatorio non quadrano. «È vero che tutti i vestiti e le scarpe sono stati lavati da mia mamma in lavatrice - risponde ai poliziotti -. Ma questo è normale perché lo fa sempre. Ricordo che le scarpe erano macchiate di vino rosso». Sul fatto che la madre di Delfino lavasse sempre e immediatamente i vestiti del figlio i poliziotti avrebbero qualcosa da obiettare, visto che nel corso della stessa perquisizione sono stati trovati altri indumenti e altre scarpe assai sporchi e in attesa di lavaggio da molto più tempo di quelli indossati la sera del delitto.
Il luminol, il particolare reagente che segnala la presenza di sangue anche a distanza di tempo e grazie a minuscole tracce, non aveva trovato segni sospetti su quei vestiti appena lavati. E neppure nel filtro di scarico della lavatrice. Ma questo sarebbe potuto accadere, dopo un lavaggio a fondo, solo se vestiti e scarpe fossero stati molto macchiati di sangue. Intrisi. E questo non è accaduto. Le perizie infatti confermano che con ogni probabilità la Biggi è stata colpita da dietro e le è stata recisa la giugulare. E proprio dalla giugulare il sangue non viene pompato fuori con enorme pressione. È dunque assai probabile che abiti e scarpe dell’assassino non siano stati macchiati se non con piccole gocce. E comunque facilmente eliminabili del tutto con lo scarico della lavatrice.
Per non lasciare nulla al caso, la Scientifica ha anche ipotizzato due diverse scene di aggressione. E anche, ipoteticamente, l’opera di più persone, per il fatto che sulle braccia della vittima sono state riscontrate diverse «digitopressioni», segni lasciati da chi l’avrebbe afferrata. Ma lo stesso rapporto, cosa che non si dice mai, spiega che le «digitopressioni» sono compatibili anche con momenti precedenti l’orario dell’omicidio. Tradotto, con tutte quelle volte che durante la serata Delfino ha afferrato e strattonato la vittima. E a confermarlo ci sono tanti testimoni.