Così un cronista (morto) è diventato il re del thriller

Stieg Larsson è già un caso il terzo capitolo della trilogia "Millennium". Viaggio nei misteri di un successo globale. E postumo. Tradotti in ventisette lingue per un totale di nove milioni di copie

Esistono molti misteri intorno al successo editoriale della ormai celeberrima «Millennium Trilogy», firmata dallo scrittore svedese Stieg Larsson che è riuscita a totalizzare fino a oggi oltre 9 milioni di copie vendute in tutto il mondo e che è stata tradotta con successo in oltre 25 lingue.

E il primo mistero riguarda se in qualche modo la saga thriller congegnata dalla scrittore nordico proseguirà dopo la pubblicazione de La regina dei castelli di carta che le edizioni Marsilio editano proprio in questi giorni in Italia con una tiratura record di 250mila copie. Infatti, Larsson aveva previsto in origine dieci volumi, ma essendo deceduto all’improvviso per un infarto nel 2004 ha lasciato incompiuto il suo lavoro pur avendo iniziato a lavorare a quelli che sarebbero stati il quarto e il quinto volume della serie (quest’ultimo pare che sia stato scritto per intero ma non rivisto dall’autore, mentre per quanto riguarda il precedente si parla solo di una serie di pagine finite e di una precisa sinossi della storia lasciate nel computer della sua compagna).

Il secondo mistero riguarda chi riuscirà ad accaparrarsi definitivamente la sua eredità, visto che da tempo è in atto una dura causa legale fra il padre Erland e il fratello Joakim da una parte e l’architetto Eva Gabrielsson che per 32 anni è stata la compagna ufficiale di Larsson dall’altra. E pensare che in origine, nel lontano 1977, lo scrittore aveva persino redatto un testamento dove aveva deciso di lasciare tutti i suoi averi al partito socialista svedese (documento annullato poi dalle successive bagarre sulla successione).

Il terzo mistero, infine, riguarda se i film (per ora tre come i romanzi, anche se sono preannunciati anche futuri spin-off televisivi e persino un successivo remake americano) che stanno per essere tratti da questa formidabile serie di storie noir saranno all’altezza delle aspettative di milioni di lettori. Intanto è certo che per il 22 febbraio è annunciato il lancio al cinema, in Svezia e Danimarca, della pellicola Gli uomini che odiano le donne per la regia del danese Niels Arden Oplev e che vedrà nei ruoli del giornalista Mikael Blomkvist l’attore Nichael Nyqvist e in quelli dell’intreprida antieroina Noomi Rapace l’attrice Lisbeth Salander. Lo slogan scelto dal produttore della pellicola, Soren Staermose, è sicuramente roboante: «Un film che è un incrocio fra Il codice Da Vinci e le avventure di James Bond nell’era del computer».

Verrebbe però spontaneo chiedersi se lo stesso Stieg Larsson in sede d’opera abbia potuto immaginare che la sua «Millennium Trilogy» avrebbe avuto un successo del genere. Sbirciando le lettere e le email da lui inviate durante la stesura dell’opera alla sua certosina editor Eva Gedin (epistolario che in parte può anche essere sbirciato dai lettori sul sito ufficiale dell’editore Marsilio) emerge sicuramente che Larsson era molto sicuro del suo progetto, ed era convinto di avere trovato nell’originalità dei suoi protagonisti (il giornalista d’assalto Mikael Blomkvist e la hacker e dissociata Lisbeth Salander) la forza delle sue storie, soprattutto grazie all’idea forte di arricchirle di una dose esplosiva di violenza, colpi di scena e sesso (etero, lesbo, sadomaso) utilizzata con un preciso meccanismo ad orologeria inserito ogni volta in maniera dirompente nel plot centrale dei tre capitoli della saga: Uomini che odiano le donne, La ragazza che giocava col fuoco e questo La regina dei castelli di carta. Aggiungete che altrettanto sicura del suo progetto era la sua casa editrice svedese (la Norstedt), dalla quale pare sia riuscito prima della sua morte a incassare un anticipo da capogiro.

Eppure, non c’erano mai stati precedenti editoriali nel passato di Larsson che avrebbero potuto minimamente far presagire quello che poi è accaduto: e cioè che sarebbe in breve tempo diventato il re del thriller nordico, capace di rivaleggiare in classifica con maestri della suspense come Ken Follett, Dan Brown, Michael Connelly, Robert Ludlum etc. Infatti, nel 1983 l’autore svedese aveva debuttato prima come stenografo, poi come grafico per un’agenzia di stampa svedese dopo di che aveva intrapreso prima la carriera di critico letterario (con un occhio speciale ai gialli, alla fantascienza, ai fumetti e ai racconti per bambini) e poi quella del giornalismo d’inchiesta. Nel 1995, scioccato dalla morte di cinque giovani a Stoccolma, assassinati per mano di alcuni estremisti di destra, Larsson aveva deciso di dedicarsi alla causa della difesa contro il razzismo fondando la rivista trimestrale Expo, scrivendo successivamente vari saggi sul mondo dell’estremismo e tenendo in seguito molte conferenze proprio sull’argomento.

Questo suo forte impegno sociale lo aveva fatto venire a contatto con Scotland Yard, con la quale poi aveva collaborato in alcune occasioni in qualità di consulente, e proprio il suo essere in prima linea lo aveva portato ad essere spesso oggetto di minacce di morte. Proprio dalle sensazioni generate in lui dal sistema di insicurezza sociale che aveva visto svilupparsi nel suo Paese, è nata l’idea di scrivere una serie di thriller che in qualche modo gli permettesse di parlare di temi civili, utilizzando la letteratura di fiction.

E la linea d’ombra delle sue emozioni è riuscita a fare breccia nel cuore di milioni di lettori grazie proprio alla struttura dinamica della «Millennium Trilogy». La quale, anche con questo nuovo e ultimo (finora...) La regina dei castelli di carta, terzo robusto episodio della saga, riesce a stupire persino i lettori più scaltri, addentrandosi fra i meandri del passato e della giovane Lisbeth Salander che vediamo districarsi con coraggio da una macchinazione sempre più grande di lei e sopravvivere ad assassini spietati ma forse meno letali di lei stessa, fra i quali spicca il suo terribile padre Alexander Zalachenko.

E proprio il confronto violento fra i due, la capacità di Lisbeth di tenere la testa alta e fronteggiare il mostro che la vorrebbe eliminare per sempre, ci fa pensare che in qualche modo quest’infaticabile eroina abbia nel suo dna abbia un po’ della diabolica essenza di due fortunate eroine dei fumetti e della televisione come Elektra e Alias, ma anche la spregiudicatezza di quella Pippi Calzelunghe che cullò a lungo i sogni di bambino di Stieg Larsson.