«Così curo il corpo, parlando dell’anima»

«Cerco di spiegare che non siamo delle macchine Dietro il fisico ci sono la mente e lo spirito»

Daniel Karmeli ha 42 anni, tre maestri e una laurea (medicina a Pavia) in arrivo. Vent’anni li ha passati a incontrare persone con problemi di salute. I tre maestri sono due medici, Massimo Pandiani e Marcello Monsellato, e un chiropratico scozzese, Joe Sheffer, nomi che cita spesso in osservanza al principio talmudico che impone di menzionare il maestro di cui si sta riferendo il pensiero. Figlio di un ebreo russo transitato in Iran e di una ebrea iraniana di Mashhad, seconda roccaforte islamica del paese, Daniel è nato a Milano nel 1965 e fa parte di quella piccola comunità di ebrei iraniani che in città conta circa 700 persone. Nella sua libreria campeggiano alcuni trattati di kabbalah («parlano dell’anima» dice sfogliandone uno) fianco a fianco con i testi di medicina, di kinesiologia applicata, di riflessologia plantare e digitopressione.
Karmeli è interessato a nuove visioni della cura che integrano la terapia ufficiale con metodiche energetiche a prima vista magiche o perlomeno inusuali. «Ma non c’è niente di magico» ribatte Karmeli. «Il principio è il medesimo dell’agopuntura o dei massaggi. Oggi l’approccio alla malattia deve essere necessariamente olistico. Occorre conoscere il corpo umano dal punto di vista anatomico e sapere che dentro il corpo scorrono i meridiani descritti dalla medicina cinese. E avere conoscenze di omeopatia».
Eppure la terapia odierna è estremamente specialistica...
«Purtroppo la superspecializzazione fa perdere l’orientamento. Pensiamo a un problema che colpisce il ginocchio. Se una persona ha un piede mal posizionato, il ginocchio ne risentirà. Se la colonna è fuori allineamento, il bacino verrà sbilanciato e allora il ginocchio si troverà fuori asse. Concentrandosi solo sul ginocchio non si comprende cosa succede nell'intero organismo».
E l’anima, che lei sta studiando, che ruolo ha nella malattia?
«Fondamentale. La patologia nasce quando si verifica un contrasto fra anima e mente. Una parte di noi, l'anima, tende a Dio, una parte, la mente, desidera i beni materiali».
La malattia è il demonio?
«No, la malattia è per la nostra comprensione. Monsellato la chiama “benattia”. È così anche nella tradizione cabalistica: ciò che non capisci con la conoscenza, lo capirai attraverso la sofferenza».
Chi viene da lei è disperato, deluso dai medici?
«Incontro anche molte persone che sono in cura dal medico e che desiderano un aiuto psicologico. Grazie al mio intervento riescono a ridurre i farmaci e a disintossicarsi».
Vivendo a Milano ne vedrà di gente stressata nel suo studio...
«Altroché. La maggior parte è in una fase iniziale di allarme, di resistenza, e mostra una certa energia. Poi vedo persone svuotate, consumate dallo stress prolungato. Cerco di far passare l’idea che non siamo solo una macchina che produce sostanze chimiche e ormoni, che dietro gli ormoni c’è la mente, e che dietro la mente c'è l’anima».
E quindi al suo cliente parla dell’anima?
«Se è preparato, lo faccio. Altrimenti parlo di biologia, ma lascio sempre intravedere qualcosa. Perché l’anima sa come guarire». daniele_belloni@yahoo.it