Così Damasco favorisce il caos

Una nuova sezione dei servizi segreti per destabilizzare il Libano. Il ruolo dei gruppi islamici associati ad Al Qaida

Roberto Fabbri

È ormai passato più di un anno da quando la Siria ha suo malgrado ritirato dal Libano (attualmente ridotto a una sorta di poligono di tiro israeliano dalla follia provocatoria dei guerriglieri di Hezbollah) le proprie forze armate. Il Paese dei cedri sembrava aver intrapreso la via della propria rinascita come Stato indipendente, superando il ruolo di protettorato di fatto impostogli per un trentennio da Damasco. Culmine di questo processo di liberazione sono state le elezioni libere della primavera 2005 e l’approvazione negli stessi giorni da parte dell’Onu della Risoluzione 1680, che richiede tra l’altro il disarmo di Hezbollah.
Al di là delle affermazioni di principio, il regime di Bashar el-Assad non intende però rinunciare realmente al proprio ruolo in Libano. Lo hanno fatto capire nei mesi scorsi una serie di omicidi di intellettuali e giornalisti libanesi ostili a Damasco e lo fa capire il lavoro che continuano a svolgere in Libano i servizi segreti siriani: a condizioni, si capisce, diverse da quelle del passato. Assad non può più contare sulla collaborazione delle forze armate libanesi, né sulle sue forze di sicurezza; tantomeno sui servizi segreti di Beirut, che da un anno a questa parte si sono impegnati in particolare contro le attività di gruppi terroristici legati ad Al Qaida.
Oggi è interesse della Siria destabilizzare la fragile democrazia libanese e per meglio conseguire questo obiettivo Damasco ha creato nello scorso febbraio una nuova sezione dei suoi servizi segreti, indicata col numero 333, che ha il compito di coordinare azioni terroristiche in Libano grazie alla collaborazione (che implica finanziamento e addestramento) con diversi gruppi integralisti islamici attivi nel Paese: il principale è Usbat al-Ansar, un’organizzazione vicina ad Al Qaida il cui nucleo operativo è nel grande campo profughi palestinese di Ayn al-Hilweh, sorta di zona extraterritoriale che le forze di sicurezza libanesi non riescono a controllare. Il capo di Usbat al-Ansar, Abu Muhjen, è ricercato in Libano perché accusato di essere responsabile del crescendo di attentati contro figure istituzionali libanesi negli ultimi anni.
Fonti d’intelligence indicano che alla guida della Sezione 333 c’è un generale di brigata siriano, conosciuto col nome in codice di Abu Khadid, che prenderebbe ordini direttamente da Assef Shawkat, capo degli 007 siriani e cognato di Assad. L’obiettivo principale della Sezione 333 è dunque la destabilizzazione del Libano con l’uso della violenza: per questa via la Siria conta di ridurre la pressione internazionale che viene esercitata su di essa al fine di ottenere l’applicazione delle risoluzioni 1559 e 1680. In altre parole la Sezione 333 lavora anche per impedire il disarmo di Hezbollah.