Così Elisa ha «modernizzato» la pacifica rivoluzione dei capelloni

RIBELLIONE Anche il G8 di Genova per evocare i tumulti dei pacifisti ai tempi del Vietnam

Al suo debutto sugli assi di legno di Broadway, datato ormai più di quarant'anni, il musical Hair aveva fatto parlare a lungo di sé. In un caldissimo 1968 la contestazione era stata sdoppiata, riassunta in un copione, trasferita dalle strade al teatro, dalle piazze alla platea. Era diventata un manifesto ballato e cantato della controcultura hippie, di chi rifiuta ogni conflitto e propaganda l’uguaglianza, di chi vive la trasgressione come protesta, la provocazione come regola. La filosofia dei «figli dei fiori», insomma, si era trasformata in un successo planetario da migliaia di repliche e biglietti sempre esauriti.
Stasera (fino a domenica) Hair, the tribal love rock musical sarà di scena a Roma: debutterà al Gran Teatro di Tor di Quinto in una versione nuova di zecca, tutta italiana, forte di un contributo di lusso, la direzione musicale di Elisa. La cantante ha affrontato con entusiasmo il progetto di arrangiare e riadattare i brani celebri che fanno parte della colonna sonora, e li ha resi più moderni, ricorrendo a iniezioni massicce di rock e pop elettrico. Ma non ha svilito per niente lo spirito delle sempreverdi Aquarius e soprattutto di Let the sunshine in, che ancora oggi suona come un inno contro ogni guerra.
La trama dello spettacolo è stringata, semplice, si snoda tra riti iniziatici e la vita non proprio ordinaria di una comune, tra amore e droga, delusioni e speranze ritrovate. C’è l’attualità che bussa alla porta, con i protagonisti chiamati a combattere in Vietnam, e c’è la ribellione, tradotta nel grande falò di cartoline per il servizio militare che fa da preludio alla chiusura del sipario. Ma c’è pure dell’altro in questa produzione del teatro Colosseo di Torino, lo Smeraldo di Milano e il Politeama di Genova: nell’ossatura originale si insinuano infatti parallelismi e incursioni contemporanee, per mezzo di videoclip proiettati sul fondo della scena. Le immagini della polizia americana che sgombera le università occupate dai pacifisti negli Anni ’60 si mescolano, così, con gli scontri del G8 di Genova.
Le coreografie sono state curate da David Parsons, vera e propria icona della danza post-moderna, mentre il cast è formato da giovani e giovanissimi talenti selezionati per l’occasione. Per la maggior parte italiani, ma anche americani e tedeschi. La regia, infine, è di Luca Tommassini e Giampiero Solari, che a New York ha incontrato James Rado, il padre della storia di Hair, con cui ha discusso a lungo di questa nuova versione. «Camminando per l’East Village - racconta Solari - Rado mi ha spiegato, con semplicità, che in quel momento storico gli hippie non erano contro nulla, ma erano a favore: della pace e della libertà di pensiero. Ecco quello che possono ancora dire». E farlo in mezzo a musica, fiori e capelli, tanti capelli.