«Così espropriamo le imprese russe»

«I nostri ispettori intimidiscono l’industriale che ci interessa fino a quando lui cade in ginocchio»

nostro inviato a Mosca

Che fare affari in Russia fosse pericoloso era noto. E per averne la certezza bastava scorrere la lista degli imprenditori assassinati. E non era un mistero per nessuno che il Cremlino potesse ricorrere ai metodi bruschi con gli oligarchi ribelli, come sa Khodorkovsky, che si è visto confiscare una delle aziende petrolifere più ricche, la Yukos, e che ora sconta una lunga pena in un carcere siberiano. Ma nessuno si immaginava che un finanziere vicino al Cremlino potesse ammettere l'inconfessabile, ovvero i metodi banditeschi con cui lo Stato rinazionalizza le imprese russe e i nomi di chi beneficia di queste transazioni che, in parte, finiscono su conti all'estero.
Quell'imprenditore si chiama Oleg Schwartsman e venerdì scorso ha rilasciato un'intervista al quotidiano Kommersant in cui, a cuore aperto, traccia uno spaccato sconcertante della realtà economica russa. È l'amministratore delegato di Finansgroup, un gruppo parastatale da 3,2 miliardi di dollari, che ha ricevuto l'incarico dal Cremlino di prendere il controllo di imprese di interesse nazionale. «Nel 2004 Putin creò un'organizzazione chiamata Unione della giustizia sociale russa, incaricata di costringere le grandi aziende a mostrarsi responsabili verso lo Stato», spiega.
La pratica funziona così: «Quando riceviamo la segnalazione giusta, ci presentiamo dagli azionisti e li invitiamo a vendere il pacchetto di maggioranza; ma non al valore di mercato, bensì a un prezzo molto più basso; tramite un'asta». A cui però partecipano solo loro.
E per adempiere a questo incarico Schwartsman si avvale della collaborazione di 600mila persone. Trattasi di ex membri del Kgb, ex poliziotti, ex soldati. «Dobbiamo dar loro lavoro, altrimenti finirebbero al servizio della malavita», assicura. E che lavoro: gli imprenditori recalcitranti iniziano a ricevere le visite degli ispettori fiscali, dei servizi sociali, dei poliziotti, denunce penali. Insomma la loro vita diventa un inferno. «Alla fine si inginocchiano e accettano le nostre partnership», dichiara. «Ci comportiamo come un aspirapolvere che raccoglie attivi a condizioni molto favorevoli».
E non è finita qui, perché delle attività di Finansgroup «beneficiano i parenti di alti funzionari del Cremlino», naturalmente appoggiandosi a banche estere. Schwartsman sostiene di far riferimento al «partito della Silovicki», ovvero gli esponenti dei servizi segreti che Putin ha cooptato al potere. E fa un nome pesantissimo: Igor Ivanovic Secin, il braccio destro del presidente, considerato l'uomo più influente della capitale dopo lo stesso Putin.
Un'intervista esplosiva, ripresa dalla radio Eco di Mosca e da diversi giornali, suffragata dalle testimonianze di economisti e imprenditori, che hanno confermato l'esistenza di questi metodi. Ma accolta dal silenzio del Cremlino. Secin non ha reagito, Putin neppure. Perché? Mistero a Mosca.