Così fanno carriera i docenti dell’Ulivo

Quando la politica entra negli atenei: candidati professori esaminati da commissari dello stesso partito, master per le Coop, generose consulenze

Milano - All’università di Modena si insegnano cose importanti. Un valore su tutti: non scordarsi degli amici. E tanto meno dei compagni. Così anche nelle carriere dei docenti è tutto un riaffacciarsi di ricordi e vecchie conoscenze. Prendiamo il ds Giorgio Pighi. Ha fatto appena in tempo a festeggiare l’elezione a sindaco di Modena nel giugno 2004 che ha dovuto ricomprare lo spumante per brindare un altro successo, la nomina a professore associato di diritto penale. Dell’università di Modena, s’intende. Ebbene, diventato sindaco-professore Pighi ha deciso di finanziare il Master per la Sicurezza urbana della facoltà di giurisprudenza (2.500 euro a studente per l’iscrizione).

Compagni di studi
Tra in docenti, oltre allo stesso sindaco, c’è anche il prof. Massimo Donini. Chi è costui? Il caso vuole che sia il presidente della commissione giudicatrice che nominò proprio Pighi professore associato. Insieme a lui - tra gli altri quattro commissari - c’era anche Stefano Canestrari, che col sindaco sembra condividere la passione politica (e lo schieramento), essendo stato relatore in numerosi dibatti diessini e poi nominato da Prodi nel 2006 membro del Comitato nazionale di Bioetica. Coincidenze, certo. Del resto in Emilia i Ds la fanno da padrone, e anche il comitato scientifico del Master voluto dal sindaco non fa eccezione. La prof. Anna Coluccia ha partecipato a dibattiti in sezioni varie della Quercia e feste dell’Unità. Roberto Cornelli è membro di una commissione provinciale Ds. Luciano Vandelli è stato docente a un corso di formazione politica organizzato dai Ds nel 2006. Mancherebbero solo i parenti. Anzi no, perchè nel 2004 è spuntato un assistente nuovo a giurisprudenza, tale Francesco Pighi, nipote.

La coop? Sono loro
Le porte girevoli tra università e politica sono sempre ben lubrificate. Specie quando di mezzo ci sono la sinistra e le coop. Marco Causi è assessore al Bilancio della giunta Veltroni a Roma. Tre giorni dopo l’elezione di Veltroni nel 2001 Causi è stato giudicato idoneo per la qualifica di professore associato, che tuttora esercita all’università Roma Tre. Anche lui ha avuto la fortuna di avere commissari politicamente affini al concorso: Sebastiano Fadda, che ha collaborato con la Margherita; Paolo Pettenati ex assessore ad Ancona in una giunta Pds; e Paolo Palazzi, firmatario del manifesto «La cooperazione è un patrimonio del Paese da tutelare», stilato da Legacoop nell’aprile 2006, durante la bufera Unipol.

Anche Causi deve credere profondamente nel valore sociale delle Coop, visto che è uno dei promotori del Master in economia e gestione delle imprese cooperative organizzato dalla sua facoltà. Il Master, che con 30 partecipanti porta nelle casse fino a 39mila euro a edizione, è tutto un intreccio di politica, coop e intelligentzia universitaria. Tra i docenti ci sono vari dirigenti di Legacoop e Fabrizio De Filippis, uno dei firmatari di quell’appello sottoscritto a suo tempo dal presidente della commissione che nominò Causi. Tutto ritorna nell’università italiana.
Ma a sponsorizzare le coop non ci pensa solo Roma. C’è anche il Mic, ovvero il Master di management per l’impresa cooperativa, a Reggio Emilia. Nei fatti - hanno scoperto i giovani di Au - una scuola di formazione per i quadri delle coop che utilizza la sede (e i professori) di quattro università e le strutture dell’ateneo emiliano. Il direttore scientifico del Mic è un certo Maurizio Brioni. Brioni chi? Il marito di Elena Montecchi, sottosegretario al ministero della Cultura...

Logo da 186mila euro
Problema: come si fa a trovare una «nuova identità visiva per riposizionarsi nella knowledge society»? Semplice, comprarsi un nuovo logo. Pazienza se lo stemmino costi uno sproposito, la bellezza di 186mila euro più Iva.

Altro che «knowledge society», all’università La Sapienza di Roma sembra che abbiano poca conoscenza su come usare i quattrini pubblici. Anche perché con quella somma si poteva pagare lo stipendio di un ricercatore precario (1.000 euro al mese) per 15 anni. Alla faccia della fuga dei cervelli. Ma poi, a chi sono andati quei denari? Alla società Area di Antonio Romano Srl, docente a contratto nello stesso ateneo. Cioè, la Sapienza ha speso 186mila euro per affidare il lavoro a una società esterna che fa capo a un docente interno. Ma niente paura, perché è tutto risparmio. Come? Ma sì, lo spiega lo stesso Romano: «Certo, perché ho sottoscritto un contratto triennale con cui impiegherò a mie spese 12 persone su questo progetto. Basta fare i conti per capire che probabilmente io non ci guadagnerò». Pura beneficenza insomma. E perché tanta generosità? «Perché non c’è niente di più bello che trasformare l’idea personale in qualcosa di collettivo». Ah, gli ideali.

Facoltà moltiplicate
All’università della Basilicata gli studenti sono come i falchi pellegrini, ce ne sono sempre meno. Nel 2006 si sono laureati solo in 79. Gli immatricolati sono appena 1.295. Con questi numeri chiunque penserebbe a unificare, tagliare, eliminare corsi di laurea deserti e facoltà inutili. Il magnifico rettore Antonio Mario Tamburro invece no, non molla, anzi raddoppia. Nel 2007 sono spuntati tre nuovi corsi di laurea, Economia, Scienze della formazione e Farmacia, con la promessa di attivare nel 2008 anche la facoltà di Architettura. Cioè pochi studenti, ma più professori, più contratti, più supplenze. Ma come avrà fatto a convincere il ministro Fabio Mussi, che aveva messo tra le priorità del suo mandato quello di impedire la proliferazione di nuovi corsi di laurea? «Vigileremo attentamente - disse il ministro - perché le "eccezioni" siano davvero poche».

Ecco, l’università della Basilicata è una di quelle. È vero, Tamburro è uno che si dà da fare, e parecchio. In prima linea quando al ministero c’era Letizia Moratti, propose addirittura di chiudere l’università se fosse passata la riforma universitaria del governo Berlusconi. Nel suo ultimo discorso inaugurale, davanti a un ammirato Fausto Bertinotti presente in Aula magna, ha persino citato Mao Ze Dong: «Noi insegniamo a pescare, se talvolta peschiamo lo facciamo per insegnare». E qualcuno che ha abboccato in passato l’hanno trovato. Nel 1999 la Regione finanziò 22 progetti di ricerca sui terremoti con la condizione di attivarli entro 24 mesi, pena la restituzione delle somme anticipate maggiorate degli interessi legali. Qualcosa andò storto, e ora l’università si ritrova con un buco di 2 milioni di euro. Ma nonostante la voragine così profonda e le matricole in estinzione, l’università magicamente si amplia. Profondo sì, purché profondo rosso.