Così la Fara finì in copertina

In ordine alla lettera «Fara, un edificio da recuperare da 50 anni» a firma Andrea Vaccari pubblicata sul «il Giornale» dell'8 novembre 2005, mi preme precisare quanto segue:
- Non intendo, in primo luogo, replicare ai toni polemici e spregiativi manifestati dal lettore nella sua missiva, toni la cui grossolanità sul piano culturale si commenta da sé.
- La colonia Fara è stata unanimemente riconosciuta dalla comunità scientifica internazionale quale monumento architettonico del moderno di indiscusso valore e risonanza mondiale. È opportuno tuttavia ricordare che questo significativo riconoscimento non è stato formulato solo in tempi recenti, ma venne sancito fin dai mesi immediatamente successivi all'esecuzione dell'opera da una fonte tanto autorevole quanto super partes, assolutamente estranea dunque alla retorica propagandistica di regime. Mi riferisco in particolare alla prestigiosa rivista scientifica francese «Technique des Travaux», che nel numero di settembre 1936 dedica alla Colonia ligure la pagina di copertina. Nell'articolo pubblicato all'interno, l'edificio ideato dall'ing. Camillo nardi Greco è celebrato quale «gioiello del razionalismo italiano» ed «espressione universale della modernità architettonica», nella quale si coniugano in misura esemplare l'avanzata concezione e le tecniche strutturali d'innovazione. In tempi più recenti, Il DO.CO.MO.MO Italia (Organizzazione internazionale per la documentazione e la conservazione degli edifici, dei siti e dei complessi urbani del Movimento Moderno), la sezione nazionale del DO.CO.MO.MO International, il più autorevole organismo internazionale specializzato nella salvaguardia del patrimonio architettonico moderno - organizzazione della quale mi onoro di fare parte - è intervenuto a più riprese, con il sostegno congiunto della sezione locale di Italia Nostra, a tutela del monumento, lanciando nel novembre del 2003, in accoglimento a una mia proposta, un appello alle autorità nazionali e regionali competenti.
- In sintonia a quanto già precisato nel testo dell'appello del DO.CO.MO.MO Italia, ribadisco ulteriormente il mio personale giudizio sul progetto di riconversione funzionale della Colonia Fara in albergo e auditorium, presentato nel 1994 dalla giunta del sindaco Agostino.
L'esecuzione di tale scellerato progetto, che contemplava la parcellizzazione e il frazionamento degli spazi interni con finalità esclusivamente speculative, comprometterebbe in maniera irreversibile l'integrità architettonica e spaziale del manufatto. La conservazione dell'edificio monumentale, di cui il tempestivo intervento di tutela operato dalla Soprintendenza ai Beni Architettonici costituisce l'ineludibile premessa, non significa affatto, come è stato sostenuto erroneamente, congelare l'edificio in una condizione di intoccabilità museale, ma al contrario restituirlo alla piena funzionalità prevedendo una destinazione d'uso compatibile con nuove funzioni collettive di valenza europea (centro di ricerca internazionale - polo universitario) nel pieno rispetto della sua integrità tipologica, spaziale e materica. L'iniziativa dell'ex-Vice Presidente della Giunta Regionale Gianni Plinio, volta a inoltrare ufficialmente all'Unesco la richiesta d'inserimento della Colonia Fara nell'Heritage List, l'elenco dei monumenti storici mondiali patrimonio dell'umanità, non può dunque che essere accolta con estremo favore. Un progetto congiunto, avallato dai massimi organismi internazionali competenti (Unesco, Docomomo, Icomos), è a mio giudizio l'unico modello programmatico percorribile per garantire la tutela definitiva di questo documento della modernità, preservando nel contempo la peculiarità dell'ambiente naturale circostante (la Colonia mantiene una posizione strategica nel territorio del Golfo del Tigullio, in un contesto ambientale tuttora integro e di grande pregio).
architetto
membro DO.CO.MO.MO
International