Così le favole sono diventate incubi on line

Ho letto i resoconti dei cosiddetti «video choc», ho visto le immagini di ragazzi «diversi» picchiati, di «folli» che sfidano il rischio in autostrada, di stupri di gruppo esibiti come trofei di caccia. Scenari diversi fra di loro, ma uniti da un unico comun denominatore: la «psicopatologia della vita quotidiana». Non mi riferisco al celeberrimo lavoro di Sigmund Freud, ma ad una analisi, più semplice, e comprensibile da tutti, di quanto il mondo contemporaneo stia «impazzendo», e «capovolgendo» le più comuni regole del comportamento personale e sociale.
Fino a qualche anno fa, ad esempio, nell’immaginario collettivo, i «ricchi» erano grassi e i «poveri» erano magri, ma oggi tutto è capovolto: i ricchi sono magri, e solo i poveri sono rimasti grassi (a parte qualche isolata eccezione, che conferma la regola)... e ancora, ci si aspettava che i deboli venissero aiutati, e le donne corteggiate con dolcezza. È sempre esistito, però, un mondo a parte, dove la violenza faceva la parte del leone, dove orchi (della peggiore specie), e streghe cattive sembravano sempre sul punto di «vincere» sull’inerme protagonista di tante sventure... quello era il mondo delle favole! Non molti anni fa qualcuno, lo scomparso psicoanalista Bruno Bettelheim ci ha spiegato (nel volume «Il mondo incantato») quale fosse il vero significato psicologico di tanta violenza: si trattava di «esorcizzare» la paura dei piccoli, ma anche della componente infantile di ognuno di noi, dal timore più grande: quello di essere abbandonati, di rimanere soli di fronte alle mille avversità della vita. Nelle favole, infatti, a «vincere», alla fine, era sempre «l’indifeso», fosse esso Pollicino, Biancaneve, o Cenerentola (ma anche Hansel e Gretel non se la erano passata meglio)... alla fine, le violenze subite sembravano «svanire», le streghe annientate, gli orchi uccisi, e alle «sorellastre» cattive non restava che piangere stizzite.
I bambini imparavano così a superare le proprie paure, e noi adulti ci sentivamo più buoni nel condividere, insieme a loro, questo percorso di crescita. Questo succedeva nelle favole! Purtroppo, come abbiamo visto, oggi il mondo è capovolto, e la realtà ha rubato, con violenza, il posto alle favole; è la realtà ad essere affollata di mostri, streghe, orchi cattivi... con una sola, grande, differenza dalle favole: non esiste un lieto fine.
E se fino a oggi nessuno si era mai permesso di dubitare che noi, occidentali del terzo millennio, fossimo, in generale, persone abbastanza equilibrate, mi domando se non si debba «capovolgere» anche questo giudizio.
*Docente di Psicologia Medica presso l’Università
di Genova