Così il fisco regionale ridurrà le tasse

I governatori potranno aumentare l'Ire, ma lo Stato sarà obbligato a chiedere meno contributi

Il decreto sul federalismo fiscale contiene riforme importanti che sono la palese dimostrazione dell’erroneità della tesi, spesso ripetuta in questo periodo, per cui a causa dei dissensi nella maggioranza, l’attuazione del programma del governo si è inceppata. C’è, innanzitutto, la norma per cui maggiore autonomia tributaria delle Regioni non può generare un aumento delle imposte, che è costruita in modo che per una parte dei contribuenti queste, automaticamente, scenderanno. Le Regioni in luogo di una parte dei trasferimenti a loro da parte dello Stato, avranno la possibilità di aumentare le addizionali all’imposta personale sul reddito (che da qualche anno si chiama Ire), rispetto al livello minimo dello 0,9% con un aumento massimo di 0,5 sino al 2013, di 1,1 sino al 2014 e di 2,1% dal 2015.
In base alla norma per cui il contribuente non può subire un aggravio, lo Stato sarà obbligato a ridurre di 0,5 la sua aliquota dell’Ire dal 2011 al 2013; di altri 1,1 dal 2013 al 2014 e del 2,1% dal 2015. Poiché non tutti i governatori delle Regioni vorranno adottare l’aliquota massima e una parte cercherà di contenere le spese per avvantaggiare i contribuenti, onde accrescere la propria popolarità, ciò comporterà delle riduzioni rispetto all’attuale Ire. La ragione d’essere del federalismo fiscale come modello di finanza pubblica conforme all’economia di libero mercato sta proprio nella responsabilità politica verso il contribuente di chi gestisce la cosa pubblica.
Sino a quando i governatori delle Regioni aumentano le spese mediante i soldi che ricevono dallo Stato che tassa i cittadini, manca questo vincolo di responsabilità. Le Regioni, come era stato preannunciato, potranno gestire le aliquote dell’Irap, l’imposta regionale sulle attività produttive, sino ad azzerarla per alcune categorie di attività, per incentivare la crescita e l’occupazione.
Il decreto stabilisce che tali riduzioni potranno essere fatte solo dalle Regioni che non aumentano l’addizionale Ire più dello 0,5%. In sostanza, se una Regione fissa l’addizionale Ire oltre il tetto dello 1,4%, essa non potrà fare alcuna concessione sull’Irap. In altre parole la riduzione dell’Irap a favore delle imprese non potrà essere fatta a spese del contribuente, persona fisica, che paga l’Ire, cioè dalla massa dei redditi di lavoro dipendente e autonomo, che costituisce il grosso della base imponibile dell’imposta personale. Il beneficio fiscale per le imprese va dato con il contenimento delle spese regionali.
Il terzo tema importante di questo decreto riguarda i cosiddetti costi standard dei servizi essenziali degli enti locali e delle Regioni. Su questi costi si calcolerà il contributo del fondo perequativo a favore degli enti locali meno facoltosi, e il contributo statale alle singole Regioni mediante il Fondo sanitario regionale. Per il calcolo del Fondo perequativo per gli enti locali si farà riferimento alla spesa media di un ente normale. Invece per il settore sanitario si prenderanno in considerazione i costi di tre tra le cinque Regioni più virtuose nel rapporto tra spese e qualità dei servizi.
Il nuovo sistema entrerà in vigore gradualmente per permettere agli amministratori di adeguarvisi. Sparirà così l’attuale sistema di contributi statali basati sulla spesa del passato. E si potranno ridurre gli sprechi. Spetterà agli amministratori pubblici locali regionali dimostrare che sono bravi. Sino ad ora molti hanno costruito la propria popolarità con i soldi del contribuente.