«Così Forza Italia ha sventato il golpe anti-Tav della sinistra»

L’eurodeputato Mario Mauro rivela: «Margherita e Ds volevano votare a Bruxelles un documento per bocciare opere ancora ferme come la Torino-Lione»

da Milano

Il centrosinistra ha tentato la strategia del «suicidio» sull’Alta velocità, per togliere dall’impaccio il governo italiano. Gli europarlamentari socialisti e liberaldemocratici, i gruppi cui aderiscono Ds e Margherita, hanno provato una manovra per mandare in soffitta il Corridoio 5. Una manovra sventata in commissione Bilancio dal Partito popolare europeo grazie ai voti di Forza Italia.
Mario Mauro (Fi) vicepresidente del Parlamento europeo e relatore in commissione Bilancio sulle grandi europee, è stato testimone della mossa e uno degli artefici della contromossa.
Onorevole Mauro, qual è la manovra tentata?
«I deputati della sinistra e i liberaldemocratici, quelli a cui fa riferimento la coalizione di Prodi, hanno votato per mantenere una parte della riserva di bilancio sui fondi europei per le grandi infrastrutture».
Che cosa avrebbe comportato per l’Italia e per la Tav?
«Una parte consistente dei trenta progetti in discussione sarebbe finita in “serie B”, in una lista di grandi opere che, considerate anche le restrizioni di bilancio, sostanzialmente non sarebbe mai stata finanziata, e quindi non sarebbe mai stata fatta, con tutte le ricadute immaginabili per il nostro Paese. Il voto del Ppe ha invece consentito di “salvare” tutti i progetti».
Ma perché l’Europa avrebbe dovuto scartare proprio la Torino-Lione?
«Perché diversamente la priorità delle opere non si deciderebbe più in base all’importanza - e quelle italiane sono fondamentali - ma alla cosiddetta maturità del progetto, che tiene conto dello stato più o meno avanzato dell’iter, della facilità con cui potrà essere realizzato, e quindi del consenso riscosso, inteso come accordo politico e placet delle popolazioni interessate. Comunque in commissione è stato fatto proprio l’esempio della Torino-Lione. Questo era l’obiettivo, era ovvio».
Sta dicendo che il centrosinistra ha provato a far finire la Tav in un binario morto per dare la colpa all’Ue in vista di un fallimento? Insomma, voleva prefabbricarsi un alibi?
«Sì. Avendo fatto quella valutazione in commissione, tutto fa pensare che la strategia della delegazione italiana fosse proprio quella, anche perché entro metà ottobre la richiesta di finanziamento dovrà essere completa, e per ora la prima evidenza del tracciato fantasma è che - solo in quel tratto critico - comporta almeno 1 miliardo di spese aggiuntive per il nostro Paese. Inoltre attraversa più comuni rispetto al vecchio tracciato, facendo così salire anche il costo delle compensazioni per le comunità locali. Questo è un altro problema, perché l’Ue chiederà conto anche di come i Paesi membri pensano di trovare i loro fondi. Magari con altre tasse, come farebbe la sinistra nel nostro caso. Comunque quel percorso contorto rallenta tutto e non ottiene nemmeno quella pace sociale che il governo sperava».
Eppure i moderati dell’Unione sono favorevoli alla Tav. E invece...
«Noi la vogliamo la Tav, anzi facciamo il tifo perché si faccia, ci siamo assunti le nostre responsabilità e voteremmo a favore anche in Italia. Il rammarico è che il regolamento e il bando europeo a cui abbiamo lavorato sembravano fatti su misura per l’Italia. La considerazione che si stia rovinando tutto non la definirei nemmeno politica, è un’evidenza assoluta».
Gli eurodeputati dei Ds vi accusano di dare una lettura strumentale del loro voto.
«Sono loro che devono chiarire, non noi. Io li ho costantemente messi in guardia, ma quando un alto funzionario della Commissione europea, per illustrare le conseguenze del voto, ha fatto proprio l’esempio della Torino-Lione, li ho visti letteralmente sbiancare. Basta dire che il presidente della commissione Trasporti, Paolo Costa, deputato europeo della Margherita ed ex sindaco di Venezia, mi ha fatto sapere di essere basito per questa intenzione dei colleghi. Alla nostra conferenza stampa poi si è presentato Vittorio Agnoletto di Rifondazione, per dire che non c’è il consenso delle popolazioni locali, e per ribadire la sua contrarietà alla Tav. Mi sa che nella maggioranza c’è un problema politico».