Così funziona la "cabina di regia" dei soccorsi

Roma - Dietro l'intervento delle squadre di soccorso, dietro il gesto di un volontario, il coraggio di un vigile del fuoco e l’impegno di un carabiniere; dietro la fatica, la passione, l’energia di ciascuno dei circa 12mila soccorritori arrivati a L’Aquila da tutta Italia c’è l’impulso proveniente dal "cervello"» custodito in un guscio di ferro e alluminio incastonato tra la via Flaminia e la ferrovia regionale Roma-Viterbo.

Via Vitorchiano, Roma: qui c’è la sede del dipartimento della Protezione civile. A percorrere la grande arteria romana questo palazzo di due piani, ricoperto di pannelli di alluminio, passa quasi inosservato, mimetizzato com’è tra concessionarie di auto e centri commerciali. Un "guscio" che protegge il meccanismo centrale della complessa macchina dei soccorsi con la sua "cabina di regia", "stato maggiore del volontariato" che si è messa in moto già alle 3,30 del mattino di lunedì, subito dopo la scossa che ha quasi raso al suolo il capoluogo abruzzese e molti comuni della sua provincia.

Un emisfero di questo "cervello" è costituito dal comitato operativo della Protezione civile che raccoglie fino a 200 persone tra vigili del fuoco, carabinieri, polizia e gli altri soggetti elencati dall’articolo 7 della legge 225 del 1992. Per legge dovrebbe essere presieduto direttamente dal presidente del Consiglio, ma la prassi vuole che sia il capo dipartimento a dirigerlo nella persona di Guido Bertolaso.

L’altro emisfero è costituito dalla sala operativa che, mentre il comitato si riuniva, raccoglieva tutte le informazioni relative alla popolazione, alla vulnerabilità dei luoghi, alle caratteristiche del sisma per poi elaborarle, attraverso sofisticati software, e restituirle in circa 7 minuti sottoforma di modelli sui quali programmare interventi anche in base ad una stima approssimativa dei danni. È in base ad uno di questi modelli che nelle ore immediatamente successive al sisma si valutarono in 50mila unità gli sfollati. Stima che ha consentito di soccorrere adeguatamente le circa 30mila persone rimaste senza casa dopo il disastro.

Il "cervelletto" di questo organismo può essere individuato nella Dicomac, la Direzione comando e controllo riunita nel luogo della crisi e presieduta, in questi giorni, dal capo dipartimento della Protezione civile. Alla Dicomac fanno riferimento i Centri operativi misti (Com) istituiti per legge presso ciascun comune, provincia e regione. Si tratta dell’ultimo Centro dal quale vengono inviati impulsi, questa volta non sottoforma di informazioni o direttive, ma degli uomini e delle donne che si trovano al fianco delle popolazioni colpite.