Così le «Gavette» vanno in malora

Francesco Guzzardi

«Il Centro Sportivo Gavette non ce la fa più, sta letteralmente cadendo a pezzi».
Questo il grido di rabbia che Domenico Morabito, consigliere An della IV Circoscrizione, scaglia contro il Comune. Dopo il caso del palazzetto dello sport di Prato, inaugurato da anni ma inutilizzato per problemi tecnici (per esempio piove dentro), ecco un'altra tegola che si abbatte sui cittadini della vallata. Il centro, formato da un campetto di calcio, uno per il tennis, docce e solarium, gestito da un pool di associazioni sportive, sorto appositamente per la gestione e manutenzione dell'impianto, è stato realizzato principalmente per le esigenze degli abitanti del luogo, costretti altrimenti a fare giocare i propri figli sulla strada, ma a sentire le lamentele delle persone, quell'impianto tutto è tranne un centro di aggregazione.
«Ma quale centro di aggregazione - sbotta Morabito -, solo parole! Nel 2003 avevamo proposto di affidare la gestione al pool per un solo anno, alla fine del quale avremmo tirato le somme ed, eventualmente, prolungato la stessa, ma hanno deciso di affidare l'impianto fino al 2008; e i problemi aumentano».
Il protocollo d'intesa prevede che dalle ore 13 alle 16, il campo sia messo a disposizione degli abitanti del quartiere, «ma questo non è possibile - spiega ancora Morabito -, vivo i problemi della zona e dei suoi abitanti e sono il loro portavoce, più volte ho constatato che alcune compagnie di ragazzi sudamericani, in quelle ore occupano abusivamente gli impianti obbligando di fatto i ragazzi del quartiere a rimanere emarginati da quello che per loro dovrebbe essere un diritto: giocare nel campetto di tutti. Addirittura corre voce che questi sudamericani paghino, sottobanco, per usufruire del campo e se questo dovesse essere confermato, sarebbe una cosa gravissima».
Problemi seri che si sommano ad altri infatti, dopo pochi anni di vita, la struttura è fatiscente, le docce e i bagni sono sporchi e maltenuti, il solarium è stato trasformato in aiuole e, non essendoci le giuste impermealizzazioni, le infiltrazioni d'acqua si contano a decine in tutte le stanze sottostanti. Piastrelle che cadono e muri ammuffiti, docce che non funzionano e la luce che spesso manca, inoltre la caldaia è talmente conciata male che l'Amga, interpellata per regolarizzare la manutenzione ha fatto sapere che non intende assolutamente mettere mano su una caldaia così mal ridotta ma soprattutto pericolosa.
Quando il Comune ha consegnato la struttura sembrava tutto in ordine e gli abitanti erano contenti, ma la bella facciata della costruzione si è rilevata appunto tale, con il passare dei mesi i lavori mal eseguiti in fase di costruzione sono venuti a galla e i problemi diventati insopportabili. Dal verbale di sopralluogo del 20 ottobre 2006, alla presenza dell'ufficio tecnico, la Commissione VI del Consiglio di Circoscrizione IV Valbisagno ha evidenziato che in queste condizioni l'impianto ha pochi mesi di vita. E allora che si fa?
«Nulla - ironizza Morabito -, la Circoscrizione si dovrà accollare una spesa che varia dai 20 ai 25 mila euro, soldi che con una più accurata manutenzione da parte dei gestori e una concreta partecipazione della Direzione Servizi Tecnico Patrimoniali, avremmo potuto spendere per altre esigenze».